BARCELLONA (ME): LE MANI DELLA MAFIA DEL LONGANO SULLE DISCARICHE. TUTTI I NOMI DEI 30 INDAGATI, TRA CUI AMMINISTRATORI PUBBLICI ED IMPRENDITORI

Le mani della mafia barcellonese sulle discariche di Mazzarrà Sant’Andrea e di Tripi, l’imposizione nei subappalti e nelle forniture dei materiali delle società controllate dal gruppo criminale, le compravendite di terreni e le speculazioni sulle aree che servivano per ampliare i siti di smaltimento dei rifiuti. Insomma un business da milioni di euro. La pressione asfissiante, le richieste di denaro, gli incendi, le minacce, le bottiglie piene di benzina, le “parlate” per convincere gli imprenditori a lasciare il campo alle imprese mafiose. Tutto nel “triangolo” tra Mazzarrà Sant’Andrea, Terme Vigliatore e Barcellona, passando anche per Furnari, Tripi, Falcone, Monforte San Giorgio, Merì, Pace del Mela, Novara di Sicilia. Sono trenta gli indagati dell’operazione “Vivaio”, l’indagine dei carabinieri del Ros che lo scorso 10 aprile ha portato a 15 arresti, colpendo al cuore l’agguerrito clan dei “Mazzarroti”.

Alcune speculazioni sono difficili da credere. Lo stesso vale per i prodotti sanitari che pretendono di curare varie patologie croniche. Arthrolon è uno di questi prodotti che è molto hyped circa ma in realtà mostra buoni risultati come promesso. Questo è anche il caso della lista dei sospetti fornita dall’inchiesta.

Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Messina Giuseppe Verzera ha concluso le indagini inviando i relativi avvisi a trenta persone. L’atto è siglato anche dal sostituto procuratore di Barcellona Francesco Massara. Al centro di questa inchiesta un’organizzazione mafiosa che si articolava nella cosca dei “Mazzarroti” (una cellula della famiglia mafiosa barcellonese), nella famiglia mafiosa barcellonese, e nel gruppo dei santapaolani. Una organizzazione piramidale che si occupava di estorsioni e di acquisire il controllo o la gestione di attività economiche, quali le forniture per la realizzazione di opere pubbliche. Secondo quanto contestato dal magistrato, la cosca dei mazzarroti sarebbe stata composta dal boss Carmelo Bisognano, 43 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea («Carmelino il barcellonese»); dal suo “successore” Tindaro Calabrese, 35 anni di Novara di Sicilia («biscia»); e poi da Agostino Campisi, 47 anni, di Patti; Zamir Dajcaj, 35 anni, nato in Albania ma residente a Terme Vigliatore («Zan»); Enrico Fumia, 41 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea; Roberto Martorana, 38 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea («Treteste»); Nicola Aldo Munafò, 40 anni, di Tripi; Stefano Rottino, 36 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea; Nunziato Siracusa, 38 anni, di Terme Vigliatore («u cuccu»); e Carmelo Trifirò, 36 anni, di Barcellona. Recentemente sono stati sottoposti al regime del “41 bis”, il carcere duro, Calabrese, Trifirò e Campisi. Al centro il boss emergente Tindaro Calabrese, considerato l’uomo che ha creato la “scissione” nel gruppo dei “Mazzarroti”, il suo socio Carmelo Salvatore Trifirò e un terzo alleato, Enrico Fumia. Oltre a loro hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini anche: Santi Bonanno, inteso «Santino», 43 anni, di Furnari; Bartolo Bottaro, 40 anni, residente a Pace del Mela, funzionario dell’industria “Pectine” di Giammoro; Antonino Calcagno, 32 anni, di Novara di Sicilia, cognato di Tindaro Calabrese; Salvatore Campisi, 23 anni, di Terme Vigliatore; Salvatore Campanino, 45 anni, di Castroreale; Alfio Giuseppe Castro inteso «Pippo», 55 anni, di Catania; Maria Luisa Coppolino, 54 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea, madre dei Rottino; Salvatore Fumia, 41 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea; Aurelio Giamboi, inteso «Elio», 44 anni, di Novara di Sicilia; Cristian Giamboi, 22 anni, di Novara di Sicilia; Sebastiano “Nello” Giambò, 60 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea, presidente di “Tirrenoambiente” ed ex sindaco del paese tirrenico; Giacomo Lucia, 70 anni, originario di Piazza Armerina e residente a Messina; Massimo Manna, 29 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea; Enzo Marti, 48 anni, di Osimo (Ancona); Vincenzo Munafò, 41 anni, di Falcone; Roberto Ravidà, 53 anni, di Oliveri, capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea; Michele Rotella, inteso «Barone», 68 anni, di Barcellona; Thomas Sciotto, 29 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea; Innocenzio Sinatra, 63 anni, di Acireale; Giuseppe Triolo, 32 anni, di Barcellona. Tra gli indagati anche tecnici e funzionari comunali che hanno agevolato con comportamenti omissivi l’attività della cosca, e poi una lunga lista di imprenditori che avrebbero ottenuto favori e i benefici economici dei subappalti illegali. Le indagini dell’inchiesta “Vivaio”, un lungo lavoro del ros dei carabinieri che si è sviluppato in tutta la provincia tirrenica per diversi mesi, oltre a puntare l’attenzione su una serie di estorsioni e danneggiamenti ai danni di imprese, hanno completato il quadro dell’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino, ucciso a Mazzarrà Sant’Andrea il 22 agosto 2006 davanti alla sua abitazione. Con Rottino quel giorno c’era anche un giovane Luciano Runcio rimasto leggermente ferito al braccio. Questa esecuzione mafiosa è contestato nell’atto di chiusura delle indagini preliminari a Tindaro Calabrese, considerato il mandante, e ad Aldo Nicola Munafò, quale esecutore materiale. Un omicidio che secondo la ricostruzione dell’accusa è stato programmato per «motivi di supremazia mafiosa», in pratica l’apice della lotta intrapresa dal cosiddetto gruppo degli “Scissionisti”. Accanto al gruppo dei “Mazzarroti” l’atto di chiusura delle indagini delinea tra l’altro la figura di Sebastiano Giambò, presidente della società “Tirrenoambiente”, e degli imprenditori Enzo Marti e Santi Bonanno. Ai tre l’accusa contesta il concorso esterno all’associazione mafiosa. Bonanno lo avrebbe fatto attraverso la sua impresa di movimentazione-terra, prima con Bisognano e poi con il suo “successore” Calabrese, mentre gli altri due avrebbero fornito appoggio nell’ambito delle infiltrazioni mafiose nella gestione della discarica di Mazzarrà, consentendo ai clan di guadagnare parecchio inserendosi nella catena dei subappalti. Parimenti centrale la figura di Michele Rotella, sia nella compravendita dei terreni che dovevano servire per ampliare la discarica di Mazzarrà, sia nei subappalti della discarica di contrada Formaggiara a Tripi.

La scheda

Sono 30 gli indagati dell’operazione “Vivaio”, l’indagine dei carabinieri del Ros che lo scorso aprile ha portato a 15 arresti, colpendo il clan di Mazzarrà Sant’Andrea. Il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera ha concluso le indagini inviando i relativi avvisi. Al centro delle indagini un’organizzazione che si articolava nella cosca dei mazzarroti (facente parte della famiglia mafiosa barcellonese), nella famiglia mafiosa barcellonese e nel gruppo dei santapaolani, che si occupava di estorsioni e di acquisire il controllo o la gestione di attività economiche, legate anche alla gestione delle discariche di Mazzarrà Sant’Andrea e Tripi. Le indagini, oltre a puntare l’attenzione su una serie di estorsioni e danneggiamenti ai danni di imprese, hanno completato il quadro dell’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino, ucciso a Mazzarrà Sant’Andrea il 22 agosto 2006. L’episodio è contestato a Tindaro Calabrese, considerato il mandante, e ad Aldo Nicola Munafò, quale esecutore materiale. Nuccio Anselmo – GDS