MESSINA, PROCESSO MARE NOSTRUM: IL TERREMOTO IN ABRUZZO ‘FERMA’ LA DEPOSIZIONE DEL PM OLINDO CANALI. ‘LA LETTERA-TESTAMENTO LA CONSEGNAI AL GIORNALISTA LEONARDO ORLANDO’

IL PM OLINDO CANALI QUESTA MATTINA DAVANTI L’AULA BUNKER DEL CARCERE DI GAZZI

Nell’aula bunker del carcere di Gazzi, dove si celebra il processo d’Appello scaturito dall’operazione “Mare Nostrum” riguardante omicidi avvenuti nell’hinterland di Barcellona negli Anni Novanta, ha deposto Olindo Canali.

 

Sono le 10.55 quando il giudice Olindo Canali viene invitato dal Tribunale ad entrare in aula e deporre.

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Inizia l’esame l’avvocato Tommaso Autru Ryolo. E il pm brianzolo, dopo il giuramento e il riconoscimento di rito, inizia a chiarire e raccontare. ‘Ebbi una paura consistente, anzi più che una paura un’ansia forte una volta venuto a conoscenza della informativa dei carabinieri denominata “Tsunami” che mi vedeva coinvolto a causa delle mie frequentazioni con Rugolo (cognato del boss Gulllotti n.d.r.) che mi era stato presentato dai carabinieri come consulente del Tribunale di Barcellona. Temevo il pentito di turno. Preparai una borsa con gli effetti personali e dei capi d’abbigliamento che cambiavo di stagione in stagione. Il clima era pesante. Tutto questo mi portò a scrivere la lettera. Nominai il file “TESTAMENTO” e lo inviai via mail al giornalista ed amico Leonardo Orlando. Lo pregai di custodirlo e pubblicarlo solo in caso di arresto. Non avrei avuto nessun motivo per farlo “uscire” se ciò non fosse accaduto. Mi avrebbe solo danneggiato. Solo dopo l’estate del 2006 quest’ansia scemò’. Canali non riesce a spiegarsi come la lettera sia potuta uscire dal pc del giornalista. Esclude che lo abbia potuto fare l’amico Orlando. E poi ancora sulla lettera. ‘Si tratta di mie convinzioni personali legate agli atti e agli accadimenti successivi al processo’. Poi ha ricordato brevemente la storia del pentimento e della successiva ritrattazione del pentito BONACETO. Il processo è stato rinviato al 15 aprile dopo che la Corte ha accolto l’istanza di sospensione dell’udienza in seguito al peggioramento dello stato di salute del detenuto Cesare Bontempo Scavo, ristretto in regime di 41 bis nel carcere di San Nicola di Avezzano (L’Aquila) e colto da attacchi d’ansia dopo il terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo. L’interrogatorio del teste era proseguito fino al quel momento condizionato da alcune limitazioni decise precedentemente dalla Corte. Il presidente Brigandì, nella scorsa udienza, leggendo l’ordinanza, aveva infatti precisato che l’esame di Olindo Canali non poteva avvenire su circostanze relative il processo Alfano. Olindo Canali – aveva spiegato Antonino Brigandì – sul contenuto del memoriale era stato sentito nel dicembre 2008 dai sostituti della procura della Repubblica di Messina, nell’ambito di un procedimento penale aperto contro ignoti per l’omicidio di Beppe Alfano. E siccome il procedimento è coperto dal segreto istruttorio – aveva argomentato la Corte – chiamare a testimoniare Canali significherebbe imporgli di violare lo stesso segreto. A produrre nell’udienza del 9 marzo il memoriale che ha gettato dubbi sull’attendibilità di Maurizio Bonaceto, dattiloscritta e senza sottoscrizione, e` stato Franco Bertolone, legale di Pippo Gullotti. “E’ anonimo e non si puo` ne` acquisire ne` utilizzare”, ha stabilito dapprima Antonino Brigandì, il presidente della Corte d’assise d’appello. Ma la lettera di anonimo non aveva nulla. Il legale, sostenuto dai colleghi Giuseppe Lo Presti, legale di Merlino e Tommaso Autru Ryolo, altro legale di Gullotti, hanno insistito: “Non e` anonima. E’ con certezza riferibile a Olindo Canali”. Ed infatti Olindo Canali l’ha riconosciuta con un fax inviato il 18 marzo 2009 alla Procura generale di Messina: “Non e` anonima. L’ho scritta io”. Ma che la lettera non fosse anonima lo si sapeva da mesi. Olindo Canali sul contenuto della lettera, infatti, era stato sentito a dicembre del 2008 da Rosa Raffa, sostituto della direzione distrettuale antimafia di Messina. “Erano mesi che circolava negli studi di tutti gli avvocati di Barcellona Pozzo di Gotto e non solo”, conferma Fabio Repici, legale della famiglia di Beppe Alfano. L’attendibilità di Maurizio Bonaceto di recente è stata minata da una perizia, depositata il 29 ottobre del 2008, che ribaltandone altre precedenti ha, tra l’altro, attestato che il collaboratore è soggetto in cui “la simulazione assume la dignità quasi di struttura personologica”. La perizia è stata disposta in un processo collaterale al Mare nostrum, il Mare nostrum droga, in corso in Corte d’appello. Dopo l’acquisizione della perizia nel processo nel Mare nostrum Maurizio Bonaceto è stato chiamato a testimoniare ma si è avvalso, per come gli consente la legge, della facoltà di non rispondere in quanto imputato di reato connesso. Il paradosso di un giudice che avanza dubbi su un collaboratore che ha gestito e di cui si avvalso per ottenere delle condanne non ha lasciato indifferente il Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici. Nella riunione di giovedì 26 marzo il Consiglio di presidenza, su richiesta di due consiglieri, ha demandato alla prima commissione, quella che si occupa di trasferimenti per incompatibilità ambientale, il compito di avviare un’istruttoria sulla vicenda. E.D.G