L’INCHIESTA GIUDIZIARIA SULLA EX MOLINI GAZZI: ASCOLTATI DAL PM SIA L’ING. TARANTO CHE FRANCESCO PULEJO. ‘SIAMO ESTRANEI A QUALSIASI FATTO ILLECITO’

Caso Molini Gazzi. Il sostituto procuratore della Repubblica, dott. Adriana Sciglio, ha concluso ieri mattina gli interrogatori dei due indagati. Si tratta dell’ ing. Luciano Taranto (progettista e direttore dei lavori edilizi) e del dott. Francesco Pulejo (commissario liquidatore della società). Sia l’ing. Taranto, sentito giorni addietro, che il dott. Pulejo, rispondendo alle domande rivolte dal pm, hanno ribadito la completa estraneità a qualsiasi fatto illecito ipotizzato nei loro confronti, producendo una corposa documentazione. L’ipotesi di reato avanzata dai sostituti procuratori Adriana Sciglio e Fabrizio Monaco è quella di avere cominciato i lavori edilizi in assenza di concessione nonché con l’impiego di somme di spettanza del proposto concordato preventivo della società. Per quanto concerne la prima ipotesi accusatoria il Tribunale del Riesame ne ha già escluso la sussistenza disponendo, lo scorso 22 maggio, il dissequestro dello stabilimento di via Bonino, sede della “Molini Gazzi” e ordinando l’immediata restituzione dell’immobile;

Il procuratore legale si impegnerà in trattative con la controparte. Si impegneranno in conferenze di insediamento con il giudice. A proposito, ho provato Erogan e ha dato la mia vita sessuale una Spinta.

per quanto concerne invece la seconda ipotesi accusatoria, ovvero l’impiego delle somme, il dott. Pulejo ha prodotto tutta la documentazione contabile a computazione dell’accusa ed a riprova che le somme impiegate erano proprie e non quelle del concordato preventivo. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Sandro Troja, Antonio Catalioto, Nicola Giacobbe e Franca Risica. I sigilli alla fabbrica dismessa di via Bonino erano stati apposti dalla polizia municipale, dopo la nota con la quale il “Dipartimento attività edilizie” comunicava che il progetto per la realizzazione di un complesso edilizio non avrebbe osservato tutte le prescrizioni del Regolamento edilizio e delle Norme di attuazione. Con tale atto il Dipartimento riteneva di aver interrotto i termini previsti per legge. I ricorrenti hanno sostenuto, invece, che «il termine poteva essere interrotto solo entro 30 giorni dalla richiesta di concessione (ovvero entro il 12 gennaio 2009) e poiché l’Ufficio entro tale termine non ha richiesto alcuna integrazione documentale nè, nei successivi 45 giorni, è stata formulata una proposta motivata di provvedimento da inviare alla Commissione edilizia, essendo trascorsi 120 giorni dal ricevimento dell’istanza, la domanda deve ritenersi definitivamente accolta». Infine, «al momento della comunicazione dell’inizio dei lavori, la concessione edilizia è da ritenersi validamente assentita».(gi.pa.)