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MESSINA, L’ARRESTO DEL GIUDICE: NELLE PAROLE DEL GIP TASSONE IL ‘SISTEMA SICILIANO’. LE FREQUENTAZIONI ‘INTERESSATE’ CON MICHELE CAUDO (SEGRETARIO PROV. UDC E COMPONENTE CDA AMAM), SARINO BONAFFINI…

Sono 357 le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare. Ed è l’occhio “estraneo” di un magistrato, il gip di Reggio Calabria Kate Tassone, che esamina il “magma giudiziario-amministrativo” che ha portato agli arresti domiciliari l’ex procuratore aggiunto Pino Siciliano per concussione, in un caso secondo il giudice realizzata, in altri due solo tentata. A conclusione di un’inchiesta gestita dal sostituto procuratore di Reggio Calabria Beatrice Ronchi. Un’inchiesta che poggia su una mole notevole di intercettazioni ambientali, nell’ufficio del magistrato messinese, e telefoniche;

Nel procedimento di impugnazione, l’avvocato potrebbe ricorrere per il caso, nel caso in cui il processo non vada bene. Questo non può essere fatto solo perché il risultato non è piaciuto dal procuratore. Inoltre, non provare alcuna crema, ma provare Artroser per ottenere sollievo immediato dai dolori articolari. Si è verificato un problema sconosciuto.

su una lunga lista di interrogatori di “persone informate sui fatti” – tra cui l’ex assessore comunale all’Urbanistica Antonio Catalioto e l’ex commissario del Comune di Taormina Antonino La Mattina –, e poi dello stesso indagato, sentito dal sostituto Ronchi con al fianco sempre il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. E su due anni di lavoro della Squadra Mobile di Messina, coordinata dal capo dell’ufficio investigativo Marco Giambra e dal funzionario Giuseppe Anzalone. Questa mattina, a Reggio Calabria, accompagnato dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Franco Bertolone, il magistrato Siciliano sarà nuovamente sentito dal gip Tassone. Sullo sfondo di tutto le “7 vicende” di cui s’è occupato il magistrato Siciliano in questi ultimi anni: Lodo Impregilo e MessinAmbiente a Taormina, zone Zps a Messina, Centro commerciale Auchan a Messina, ex Hotel Castellamare a Taormina, e poi la rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Oro Grigio”, infine il «concorso per ricercatore del figlio Francesco». Di queste sette vicende esaminate hanno assunto valenza in questo provvedimento cautelare solo cinque casi, quindi almeno in questa fase il gip esclude dal contesto il caso Auchan e quello del concorso universitario, spiegando che in ogni caso su queste due vicende le indagini proseguono. E che – si legge tra le righe –, globalmente insieme al magistrato sono state iscritte nel registro degli indagati almeno altre 6/7 persone. Scrive il gip Tassone che «… quanto alla gravità del compendio indiziario non può che constatarsi che è proprio l’indagato, e le persone coinvolte nell’indagine anche quando lo sono come persone informate sui fatti, se non persone offese, a consegnare al giudice, e alla collettività, in base all’evidenza disponibile, uno spaccato incredibile di come è stato distorto l’esercizio della funzione giudiziaria, quello che dovrebbe essere il luogo del rispetto delle regole, del riconoscimento e della tutela e giammai degli abusi». E veniamo ai cinque capi d’imputazione. Nel primo caso di tentata concussione relativa alla vicenda ex Hotel Castellamare di Taormina secondo il gip Tassone l’ex procuratore aggiunto Siciliano avrebbe «tra l’aprile ed il luglio 2008 – dopo aver strumentalmente iscritto il procedimento n. 2041/07 A.G. Atti per intervenire ed influire sul processo amministrativo pendente al Tar di Catania tra la Srl Decisa ed il Comune di Taormina (patrocinato formalmente dall’avv. Maimone Ansaldo Patti Fabrizio, ma di fatto dal proprio figlio Siciliano Francesco, incompatibile all’esercizio della professione legale in quanto ricercatore universitario) ed avente ad oggetto la ristrutturazione dell’Hotel Castellammare di Taormina –, prima con pressioni e minacce implicite, poi con minacce esplicite di perseguirlo penalmente, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere l’ing. Spampinato Francesco – nominato perito dal Tar nella predetta causa –, a redigere un elaborato peritale favorevole al Comune di Taormina (e quindi anche all’attività professionale del figlio Francesco) e, una volta depositata la relazione, a modificarne quegli aspetti astrattamente favorevoli alla Srl Decisa [«giova evidenziare – scrive il gip –, che la società Decisa Srl (facente capo all’importante gruppo imprenditoriale catanese della famiglia Ciancio, citata anche dal procuratore Siciliano nel corso di una conversazione registrata nel suo ufficio…»), risulta difesa dal prof. avv. Aldo Tigano]; in tal modo volendo ottenere, altresì, un ritorno vantaggioso per l’accrescimento della propria influenza». Maimone Ansaldo Patti e Francesco Siciliano, – scrive il gip –, nel corso dell’indagine hanno acquistato un appartamento per 160.000 euro, verosimilmente per «l’avvio futuro di uno studio legale in comune». L’altra tentata concussione si riferisce al Lodo Impegilo, un contenzioso “storico” del Comune di Taormina, nell’ordine di decine di milioni di euro. Secondo il gip Tassone il magistrato Siciliano avrebbe «… su istigazione di Occhipinti Domenico, liquidatore della Spa Impregilo, per il tramite dell’amico Michele Caudo (attuale segretario provinciale dell’Udc, n.d.r.), compiva atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre La Mattina Antonino, commissario straordinario del Comune di Taormina, ad accettare la proposta transattiva di 26 milioni (di euro) in merito a un contenzioso civilistico tra il predetto Comune e la predetta Spa; somma di cui 2 milioni sarebbero stati divisi tra coloro che avrebbero contribuito al buon esito dell’affare». La concussione si sarebbe realizzata invece nel caso della Zps, poiché il magistrato messinese avrebbe indotto «… i membri della Commissione di valutazione di incidenza ambientale (tra cui Pitalà Leone e Dolfin Sergio) ed i funzionari presso il Settore edilizia privata dell’Ufficio urbanistica del Comune di Messina (tra cui l’arch. Schiera Vincenzo e Cacciola Vincenzo) ad attribuire indebitamente utilità all’ing. Sansone (dirigente dell’assessorato regionale Territorio e ambiente di Palermo), consistite nel riconoscimento della competenza dell’ufficio del Sansone presso l’assessorato regionale in materia di valutazione di incidenza ambientale nelle Zone a protezione speciale (Zps), esautorando l’organismo comunale e la citata Commissione, ed altresì consistite nell’ottenere un ritorno vantaggioso per l’accrescimento della propria influenza». Ci sono poi contestati la rivelazione di segreto d’ufficio e il favoreggiamento personale per la vicenda “Oro Grigio”, vale a dire l’aver fatto giungere all’architetto Manlio Minutoli, all’epoca a capo dell’Urbanistica del Comune, per il tramite del comune amico Michele Caudo (attualmente sotto processo a Reggio Calabria per questa vicenda, n.d.r.), la voce che era sottoposto a intercettazioni ambientali. Secondo il gip Tassone in questi anni il procuratore Siciliano avrebbe avuto una «… stretta frequentazione con personaggi, quali imprenditori (Migliardo Mario, Bonaffini Sarino, Occhipinti Domenico), funzionari pubblici (La Mattina Antonino, l’ing. Sansone), politici locali (Caudo Michele), che «non appariva… meramente contenuta nella sfera delle conoscenze e degli affetti privati, ma piuttosto motivata e coltivata per la tipologia delle attività svolte da tali soggetti, come se i poteri o le attribuzioni, di cui ciascuno dei protagonisti era titolare, venissero messi a disposizione degli altri, al fine di ottenere un vantaggioso ritorno». Scrive poi il gip Tassone in tema di gravi indizi che «Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Squadra Mobile della Questura di Messina, sezione criminalità organizzata di cui si deve apprezzare lo scrupolo ed il rigore investigativo non disgiunti dalle oggettive difficoltà (non ultimo un comprensibile disagio) connesse a dover condurre indagini a carico di un magistrato con cui, probabilmente, erano state condotte insieme altre attività investigative, hanno portato alla luce un vero e proprio “sistema” creato dall’indagato, in cui il potere connesso all’esercizio di una determinata funzione (giurisdizionale requirente), è stato utilizzato in modo distorto ed illecito con una valenza intimidatoria in grado di provocare una pressione psicologica sulle vittime, convinte della necessità, per evitare conseguenze dannose, di dare o promettere utilità». E scrive ancora che «Il sistema (40-45 anni di attività) creato dal dott. Siciliano ha fatto si che vi fosse l’adesione alle richieste, esplicite o implicite, del dott. Siciliano». Nuccio Anselmo – GazzettadelSud