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LE NAVI AFFONDATE E L’INTRIGO INTERNAZIONALE SECONDO IL PM NERI: La morte di Ilaria Alpi

s’intreccia con l’inchiesta sulle “carrette del mare”. La “Rigel” fu mandata dolosamente a picco davanti a Capo Spartivento nel settembre 1987. Sospetti sui naufragi di altre 26 imbarcazioni

I resti di una nave che è stata distrutta è un naufragio. Il naufragio può essere trovato sul terreno o potrebbe anche essere affondata nel letto d’acqua. Consiglierei di provare Erogan se si trovano ad affrontare eventuali problemi con la salute sessuale. La maggior parte dei casi di naufragio avviene quando la nave colpisce un corallo, una roccia o una barra di sabbia.

Abissi radioattivi e intrighi internazionali. Con faccendieri pronti a far finire sui fondali del Mediterraneo navi cariche di sostanze nocive ed equipaggi disposti ad inscenare naufragi tra le tempeste come nei libri di Salgari e Melville, con il solo obiettivo però di far incassare i premi assicurativi ai proprietari delle imbarcazioni. Sullo sfondo esponenti dei servizi d’informazione di mezza Europa, spietati governanti africani e un omicidio. L’omicidio di Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 ammazzata a colpi di kalashnikov a Mogadiscio, il 24 marzo del 1994. C’è un magistrato che quindici anni addietro tentò faticosamente di riannodare i fili sciolti d’un giallo continentale rimasto tuttavia senza soluzione. È Francesco Neri, oggi sostituto procuratore generale a Reggio Calabria, bersaglio di gravissime minacce e di un tentativo di attentato (sventato grazie ad una intercettazione) e in passato impegnato anche nelle indagini sulla cosiddetta “massoneria deviata”. Neri nel 1994 mise il naso nel grande e lercio affare dello smaltimento illegale di rifiuti. «Tutto nacque – spiega il magistrato alla Gazzetta – da un esposto di Legambiente, firmato da Nuccio Barilà ed Enrico Fontana. Nel documento si faceva riferimento all’interramento di rifiuti radioattivi in Aspromonte a opera di autoarticolati che, provenienti da altre zone del Paese, approdavano in porti incontrollati della Calabria. L’Istituto geografico militare da me interpellato acclarò subito che vi erano porti incustoditi: dunque l’ipotesi paventata da Legambiente era tutt’altro che peregrina. Le indagini si spostarono presto in Settentrione dove avviai un’ampia collaborazione con il Cfs di Brescia che aveva indagato su una serie di personaggi». Cosa accadde successivamente lascia senza fiato: il socio d’affari d’un discusso imprenditore settentrionale impegnato nel settore dello smaltimento di rifiuti, fermato al confine con la Svizzera, venne trovato in possesso di mappe nautiche su cui erano segnati i punti di affondamento di varie navi e del singolare progetto elaborato per far finire attraverso dei siluri – definiti tecnicamente “penetratori” – le sostanze radioattive prodotte in Occidente sul fondo del mare. L’uomo fermato vuotò il sacco e gl’investigatori perquisirono gli uffici e l’abitazione del suo socio d’affari, trovando carte riferibili alla motonave “Jolly Rosso”, arenatasi davanti alle coste di Amantea il 14 dicembre 1990. L’imprenditore oggetto d’attenzione investigativa sembrava infatti essere interessato all’acquisto dell’imbarcazione da impiegare eventualmente nel progetto dei “penetratori”. La necessità di disfarsi delle sostanze radioattive derivava dalla circostanza che a Bratislava (Slovacchia), aveva sede una dei maggiori depositi di scorie nucleari dell’ex Cortina di ferro. Nell’agenda personale dell’imprenditore venne pure individuata alla data del 21 settembre 1987 una strana annotazione: “lost the ship” (persa la nave). Nel giorno indicato era colata a picco, venti miglia a largo di Capo Spartivento, la nave “Rigel” che trasportava ufficialmente polvere di marmo e blocchi di cemento ma che – secondo gl’inquirenti – celava forse nelle sue stive rifiuti radioattivi. Il relitto affondato nel mare calabrese non è mai stato individuato. I caricatori dell’imbarcazione hanno poi confessato, però, che la “Rigel” era stata fatta naufragare dolosamente. Dottore Neri faceste accertamenti sull’affondamento sospetto di 27 navi avvenuto tra il 1981 e il ‘93: cosa mancò alla sua indagine? «Non ci furono mai dati i fondi per utilizzare i satelliti e fare le ricerche in mare della “Rigel” e delle altre imbarcazioni». Ma torniamo alla Jolly Rosso. Quando la nave va in avaria a largo delle coste di Vibo Valentia, compie una ispezione a bordo il comandante della Capitaneria di porto che dichiarerà senza timore di smentita ai pubblici ministeri Francesco Scuderi e Francesco Neri d’aver visto sulla plancia del ponte di comando mappe dove venivano indicati dei punti di affondamento. Si trattava delle stesse mappe già sequestrate dagli investigatori all’imprenditore settentrionale interessato al progetto dei siluri-penetratori e indicavano le zone più idonee per inabissare i rifiuti radioattivi. Della “Jolly Rosso” che si arenerà davanti ad Amantea si occuperanno poi gli “specialisti” della “Smith Tack”, società olandese di Amsterdam specializzata nella bonifica e nel recupero di materiale radioattivo. Materiale che, ovviamente, sulla nave non risultava essere trasportato. E, allora: cosa recuperarono? Dice Francesco Neri: «Complimenti al procuratore Bruno Giordano per la tenacia e il coraggio che stra mostrando in questa vicenda. È importante che non venga lasciato solo e che non venga delegittimato e minacciato come hanno fatto con me». Arcangelo Badolati – GDS