NAVE DEI VELENI: NUOVA INTIMIDAZIONE CONTRO IL GIORNALISTA GIANNI LANNES. 200 LE NAVI A PERDERE, LE ACCUSE CONTRO L’AVV. PECORELLA

Ha subito una nuova intimidazione Gianni Lannes. La seconda in pochi giorni e proprio quando la sua inchiesta sulle cosiddette “navi dei veleni” sembra essere ormai alle battute finali. Nella mattinata di oggi, di rientro dalla marcia Perugia-Assisi che lo ha tenuto lontano da casa per tre giorni, il giornalista ha scoperto che ignoti sarebbero penetrati all’interno della sua abitazione sottraendogli il computer. Un grave “avvertimento”, spiega lo stesso Lannes, considerata l’assenza di tentativi di effrazione e il momento in cui è avvenuto il furto: proprio quando il giornalista ha rilasciato dichiarazioni in merito al diretto coinvolgimento dello Stato italiano nel caso delle misteriose navi imbottite di rifiuti tossici e radioattivi, fatte colare a picco nei nostri mari.

In realtà il dumping di rifiuti radioattivi nel mare ha avuto inizio nell’anno 1946. Tuttavia, molti scienziati sostengono che il dumping di tali rifiuti tossici può contribuire a disperdere le radiazioni in misura significativa poiché l’oceano ha la capacità di assorbire e disperdere tali rifiuti. Chiunque potrebbe pensare che i rifiuti radioattivi rilasciati dalla mia azienda non influenzeranno l’ambiente.  Tuttavia molte organizzazioni sono contro di essa in quanto colpisce gli esseri marini e provoca risultati pericolosi.

Lo scorso 12 maggio su Terranostra, il giornale on-line di cui Lannes è direttore responsabile, era apparso l’ultimo articolo del cronista. Che partendo da un recente attentato subito, nonostante il servizio di tutela che il Ministero dell’Interno gli ha assegnato dal 22 dicembre scorso dopo una serie di altre intimidazioni, chiedeva più garanzie per la propria famiglia. “Da alcuni mesi – si legge nel pezzo – ci stanno pressando in ogni modo e avvertiamo il loro fiato sul collo”. Ma la “famigerata inchiesta sulle navi dei veleni – prosegue Lannes – è in dirittura d’arrivo, autofinanziata in toto”. E “la mole di scoperte e di materiali faticosamente analizzati sul campo, i riscontri in mare, gli impedimenti governativi, le barriere istituzionali hanno allungato i tempi prefissati a dicembre. A fine settembre sarà pubblicato il rovente dossier. Sia ben chiaro: le navi a perdere hanno ormai superato quota 200; e non sono relitti bellici della prima o seconda guerra mondiale. Abbondano i container colmi di rifiuti chimici oltre a scorie radioattive e quant’altro la bulimia del profitto a tutti i costi ha saputo realizzare sulla pelle degli ignari esseri umani”. Secondo Lannes – che racconta di essere stato in ogni modo ostacolato nella sua ricerca della verità – alcune prove evidenzierebbero anche responsabilità dirette nel caso delle navi del professor avvocato Gaetano Pecorella, Presidente della commissione sulle Ecomafie. Perché “lo stesso Pecorella – sostiene il giornalista – aiuta in realtà gli ecomafiosi”. L’anticipazione, dice, si è resa necessaria “considerato il pericolo e le minacce dirette, anzi palesi” recentemente subite. E “possiamo – quindi – anticipare all’opinione pubblica” che “abbiamo legalmente ottenuto copia di documentazione inerente l’arrivo in Italia di container (MSCU 252503/6) provenienti in particolare da Israele – sbarcato da nave MSC San Francisco – e perfino dalla Turchia, contenenti rifiuti metallici contaminati radioattivamente. In una nota dello studio dell’avvocato professore Pecorella, lo stesso prende le difese di noti ecomafiosi intercontinentali”. Le misurazioni radiometriche, continua Lannes, parlerebbero chiaro: “…Poiché le misure di irraggiamento risultavano superiori alla fluttuazione media del fondo ambientale locale di radiazioni, … è stata data comunicazione alla Prefettura … affinché il carico venisse restituito…”. Pecorella, però, continua, “si è opposto, legalmente si intende”. E questa, conclude, “è solo la classica punta dell’iceberg”. di Monica Centofante