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LA RISSA AL POLICLINICO DI MESSINA: Il giallo del gel stimolante, poi il ricorso al cesareo. Un collega dei due sanitari coinvolti spiega cosa sarebbe successo. E commenta: peccato, sotto tutt’e due molto preparati

Si chiama “Prepidil”. Ed è il gel che viene utilizzato nella clinica di Ostetricia e Ginecologia per indurre la maturazione cervicale e il travaglio del parto. Anche attorno a questo medicinale e al momento in cui è stato somministrato ruotano le indagini della magistratura. Chi ha dato l’ordine di somministrarlo a Laura? Se si sceglie di utilizzare il gel stimolante si decide chiaramente, infatti, di optare per il parto naturale. Cosa che forse è accaduta quella mattina, prima che insorgessero le complicazioni e la sofferenza fetale per cui si è subito deciso di andare in sala operatoria. Potrebbe essere questo lo scenario di quel maledetto giovedì. O forse no.

I neonati nascono principalmente da due metodi. Le donne incinte possono avere una consegna normale o la consegna della sezione cesarean. L’obiettivo di queste tecniche di nascita è quello di portare in modo sicuro un neonato normale e sano. Nonostante il metodo utilizzato, le donne dovrebbero essere istruite riguardo entrambe le opzioni. Dovrebbe essere dato il privilegio di scegliere il processo di nascita e selezionare ciò di cui hanno bisogno. Per sapere se Laura è stata informata o meno deve essere conosciuta. Visualizzare il sito dell’editore per i dettagli.

Saranno gli inquirenti ad accertarlo nei prossimi giorni. Intanto nella clinica di Ostetricia e Ginecologia non sanno darsi pace. Sono i colleghi dei due medici “rissosi”. Hanno lavorato al loro fianco per anni. Adesso uno non lo vedranno più, almeno nei corridoi del reparto; l’altro non si sa ancora. «È incredibile – racconta uno dei ginecologi del reparto che vuole però restare anonimo – non riesco ancora a darmi una spiegazione. Non capisco come il più giovane dei miei colleghi possa aver solo pensato di infischiarsene della presenza del medico di guardia, avviando l’induzione al travaglio senza avvertire nessuno». Prima il gel e poi l’improvvisa richiesta di passare al cesareo. «Sicuramente la donna ha cominciato ad avere un forte travaglio e il feto delle sofferenze – continua il medico – per cui si è deciso di passare al cesareo. Ripeto, però: è incredibile che tutto questo sia avvenuto senza che il medico di guardia, in assenza del primario, sapesse cosa stava accadendo». La testimonianza del ginecologo serve anche a definire i contorni dei due medici coinvolti nella rissa. «De Vivo è un ricercatore valido, tradito probabilmente dal suo carattere. Non ha mai nascosto di sentirsi forse una spanna sopra gli altri, ma devo anche dire che si tratta di un elemento di assoluto valore, con preparazione certamente superiore alla media. La clinica puntava su di lui, davvero un peccato. Si è bruciato con le sue stesse mani. Benedetto è, invece, un professionista affermato, soprattutto nel campo della riproduzione assistita, che lavora in questa clinica da 30 anni. Fatico a pensare che i due si siano picchiati, è davvero tutto incredibile. Non riesco a darmi una spiegazione, chissà cosa è scattato nella loro testa. E adesso siamo qui a dover fronteggiare questo scandalo che umilia il lavoro di tantissimi professionisti che ogni giorno fanno il loro dovere con grande coraggio e con estrema dedizione. Ed invece c’è tutta l’Italia che crede il contrario. Credetemi, queste cose ti levano tanta serenità. Stavamo ottenendo ottimi numeri: avevamo avuto in questi mesi del 2010 una novantina di parti in più rispetto allo scorso anno. Adesso mi immagino cosa accadrà». Un quadro confermato da una delle ostetriche. «Ma come si fa? Sono sempre stati due professionisti. Sì, è vero, uno giovane con grande voglia di mettersi in luce, ma era preparatissimo. Cosa è successo quella mattina non lo so, ma è certo che hanno sbagliato. Bisogna pensare sempre al bene dei pazienti e mettere da parte i propri problemi personali. Bisognerà anche accertare se i problemi alla donna e al bimbo sono stati conseguenze della lite, ma al di là di questo resta la gravità del fatto che getta discredito su tutto il reparto».(m.c.)