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L’UNIVERSITA’ DI MESSINA E LO SCANDALO SUI CONCORSI TRUCCATI – LE INTERCETTAZIONI DEL PROF. TIGANO: ll docente, che nelle registrazioni si sofferma anche su altre prove universitarie, è ritenuto dagli inquirenti l’anello di congiunzione tra il giudice Siciliano e il rettore Tomasello

MESSINA – “E io non vorrei… Non vorrei che sia sorto il sospetto delle promesse che io avrei accettato siano del concorso di Francesco Martines, se mifanno… se è questa… guarda se è questo, è meglio che si dimetta… perchè è colpa sua…”. Aldo Tigano il 13 dicembre del 2009, il giorno prima del suo interrogatorio alla Procura di Reggio calabria, è in auto, in cui è piazzata una microsospia, a colloquio, con Rino Labate, consulente a titolo gratuito per la Comunicazione del rettore Franco Tomasello.

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L’inchiesta dei magistrati reggini che lo indagano è sul concorso per due posti di diritto amministrativo andati, senza concorrenza, uno al figlio del Procuratore aggiunto Pino Siciliano, Francesco, e I’altro alla figlia del preside di Giurisprudenza, Salvatore Berlingò, ma il riferimento, per interposta persona, di Aldo Tigano, è ad un altro concorso tenuto qualche tempo dopo sempre per due posti di diritto amministrativo andati, anche quelli senza concorrenza, al genero del rettore Tomasello nonchè nipote dello stesso Tigano, Francesco Martines, e ad Antonietta Lupo, figlia del capo del personale dell’ateneo, Aldo Lupo. “Queste parole – scrivono in una delle informative gli inquirenti della Squadra mobile di Messina – gettano ombre anche sulla regolarità di tale concorso, dimostrando che I’illecito svolgimento del “concorso del figlio di Siciliano” era tutt’altro che un episodio isolato”, hanno commentato gli uomini della squadra mobile nel documento arrivata sul tavolo del sostituto Beatrice Ronchi, competente solo se di mezzo ci sono magistrati messinesi. ll riferimento all’altro concorso non finiscono qui. ll 19 dicembre del 2009 Aldo Tigano è a colloquio in auto con lo stesso consulente del rettore, Labate. lmprovviamente sbotta: “Me, il preside ed il rettore, che nessuno dei tre si può dissociare perchè non intendo fare la, la vittima sacrificale, quindi….Anche coso, Salvatore (Berlingò, ndr) deve stare attento, che non, non voglio essere lasciato solo…”, dice a Rino Labate. E poi qualche minuto dopo attacca minaccioso: “No, ma tu pensi, per esempio che, che, davvero mi faccio travolgere senza dire come furono assegnati i posti di diritto amministrativo, la figlia di Lupo e, e… ma io gli faccio….’. Per Aldo Tigano,considerato dagli inquirenti l’anello di collegamento tra il magistrato Pino Siciliano, “il corrotto”, secondo imagistrati reggini, di cui è amico intimo, e il rettore Franco Tomasello, “il corruttore”, la notizia di essere indagato lo fa andare in fibrillazione: telefonate, incontri, richieste d’aiuto, certificati postumi, tentativi di contatti con magistrati in servizio alla Procuradi Reggio. Una serie di condotte registrate dalle microspie, che stavano inducendo il sostituto della Procura di Reggio calabria Beatrice Ronchi a chiedere al Giudice per le indagini preliminari l’adozione di una misura cautelare. Un presentimento che a un certo punto ha lo stesso Tigano: “Guarda io se… se dovessero …. mettermi agli arresti domiciliari ci sparo in bocca a Melitta Grasso… ci sparo in bocca a Melitta Grasso”, dice Tigano il 10 febbraio del 2010. Fu la moglie del rettore il primo giugno del 2006 a dire a Tomasello in riferimento a Tigano: “Ma perchè, scusa, non ce l’ha chiesto lui di tare il concorso?”, inguaiando Tigano. ATTIVISMO NOCIVO – Tigano, ad esempio, è smanioso di sapere cosa abbia raccontato agli inquirenti Aurora Vesto, una delle candidate al “concorso di Siciliano” che non si era presentata alle prove scritte: per questo cerca e ottiene un contatto con il padre Giulio. lntercettato, invece, il 2 novembre 2009, il docente è alla ricerca di un ristorante: “E’ chiuso, dove me ne vado, ho ospite un giudice di Reggio e non so dove andare”, chiede a un amico. “…Anche perchè ero abituato, sono stato abituato a un trattamento diverso da parte dei giudici… nella mia città naturalmente è stato sempre…”, dice il docente ad uno suo allievo nel commentare il trattamento che gli stavano riservando i magistrati reggini. Tra le intercettazioni finite sul tavolo del magistrato Ronchi ce ne sono alcune con il magistrato Ezio Arcadi, sostituto Procuratore generale a Reggio, di cui Tigano è legale personale. Tigano, che cerca ed ottiene un colloquio con Enzo Basso, editore del setimanale Centonove, a Labate chiede del trattamento di favore da parte del quotidiano della città a Raffaele Tommasini, docente di diritto civile ed ex commissario del Centro Neurolesi (struttura sanitaria promossa dalla Fondazione Bonino Pulejo, azionista dello stesso quotidiano), anch’egli stretto amico di Pino Siciliano, di cui ci sono intercettazioni compromettenti rispetto al “concorso di Siciliano”. “Ma Tommasini in questo momento nei confronti di Calarco e della Gazzetta ha tremila carte, capisci”, dice Labate il 19 dicembre 20O9. “E quindi loro devono stare con i c… nel cassetto, ma ricordati che Calarco (il direttore, ndr) lo odia”, conclude Labate. MICHELE SCHINELLA – CENTONOVE DEL 15 OTTOBRE 2010