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MESSINA, TUTTI I RETROSCENA DELL’OPERAZIONE ‘PISTA DI SABBIA’: Corse di cavalli, venti arresti. Coinvolti pure tre veterinari. I carabinieri applicano una legge speciale del 2004: sequestrate 10 stalle, 70 indagati

Al business senza scrupoli delle corse clandestine, delle truppe di motorini attorno a cavalli spesso dopati e lanciati all’impazzata, maltrattati e portati talora sino alla morte, è stato dato forse lo sfratto dalle strade di Messina. Ci sia alle spalle, o meno, la macchina organizzativa dei clan (non emerge però, stavolta, un accentramento verticistico di tipo mafioso) poco importa: secondo i carabinieri e la Procura vi sono gli estremi della «associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento e all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali». Ben oltre le denunce per maltrattamento o interruzione di pubblico servizio: ricorrendo alla legge 129 del 2004, gli investigatori, all’alba di ieri, hanno fatto scattare 20 arresti: 17 con l’imputazione associativa, 3 per concorso esterno. A coronare un lungo lavoro fatto d’appostamenti e di intercettazioni, ben 100 militari, e perfino un elicottero giunto in volo da Catania per vigilare dall’alto su quel blitz che ha colto tutti di sorpresa in rioni come Camaro, Maregrosso e Gravitelli e in una viuzza del centro. Su questo e tanto altro s’è soffermato ieri in conferenza stampa il comandante provinciale dei carabinieri, col. Claudio Domizi, che assieme al responsabile del nucleo investigativo, il maggiore Pietro Vinci, e al comandante della Compagnia Messina Centro, il capitano Giuseppe Mennella ha fornito i dati dell’operazione “Pista di sabbia” svolta dal Nucleo operativo. Al loro fianco il sostituto procuratore Federica Rende che ha coordinato l’intera indagine. Che iniziata fin dal 2006, scesa in profondità grazie a una serie di bltz, in particolare il massiccio intervento nel febbraio 2008, e di recente allargatasi, con l’aiuto della Polizia municipale, all’episodio del cavallo morto in via Giolitti, ha portato all’esecuzione di 19 dei 20 provvedimenti emessi dal gip Daria Orlando: l’ultimo dei ricercati dovrebbe a breve costituirsi. E 70 sono gli indagati.

La polizia e gli avvocati devono interrogare i sospetti con cura. Essi dovrebbero inquadrare le domande e affrontarli in modo tale che i sospettati siano in grado di rivelare tutte le informazioni necessarie a loro. La legge è rigorosa, ma a volte ci sono stati casi in cui la persona sbagliata è stata incarcerata. Questo riferimento consente di vedere molti di questi casi in cui il vero sospetto sfuggito reclusione.

A dodici degli arrestati è stato concesso il beneficio dei domiciliari. Tra questi figurano tre veterinari svolgenti attività privata, accusati di “concorso esterno” all’associazione in relazione ad alcuni trattamenti farmacologici dopanti, con anabolizzanti o steroidi talora d’uso umano, cui gli animali erano sottoposti. «Pesantissime – denunciano i Carabinieri – le sofferenze inflitte agli animali, costretti a correre in condizioni per loro innaturali, vittime di gratuite percosse, esposti al rischio di cadute e collisioni, e sottoposti a consistenti trattamenti farmacologici ad efficacia dopante, praticati talvolta con la consulenza di veterinari. In diversi casi ciò ha causato la morte degli animali, come testimoniato dal ritrovamento di carcasse abbandonate e, nelle ultime settimane, dal decesso di un cavallo sfuggito al controllo del suo fantino in pieno centro». Il tracciato delle corse clandestine, dapprima concentrato sul viale Giostra, dopo la realizzazione da parte del Comune di alcuni dossi, si era allargato su altre strade vitali del centro e della zona sud, mentre il business delle scommesse che aveva fatto proseliti sul territorio provinciale, il comprensorio tirrenico e quello catanese, non senza l’arrivo di fantini dalla Calabria. E così, secondo il linguaggio dei cavaddari, a volte si utilizzava “la marina”, la Litoranea Nord fin dall’Annunziata verso Ganzirri, altre volte la “strada larga”, la SS. 114 nel rettilineo di Santa Margherita. Fino alle gare in trasferta a Galati, a Giammoro, a Fondachello di Fiumefreddo etneo. Nelle 10 stalle si è sequestrato un po’ di tutto: farmaci, cateteri e siringhe, referti medici e fatture, calessi, cronometri e denaro contante. L’organizzazione non aveva una struttura piramidale ma tanti partecipanti, ciascuno con un ruolo preciso e un diverso livello di responsabilità: da chi acquistava i cavalli, a chi faceva scorte di farmaci, agli organizzatori veri e propri delle corse a chi si prendeva cura, in base al peso dei fantini, della riequilibratura dei calessi. In carcere con l’accusa di associazione a delinquere per le corse clandestine sono finiti Davide Tricomi, 35 anni; Antonino Tricomi, 43 anni; Antonio Romeo, 27 anni; Santo Currò, 49 anni; Placido Catrimi, 51 anni, Carmelo Scotto, 34 anni; Mario Di Bella, 28 anni. I domiciliari, invece, sono stati conecessi a Cesare Graziano, 47 anni; Salvatore Mangano, 31 anni; Antonino Turrisi, 47 anni; Salvatore Tricomi, 42 anni; Francesco Tricomi, 21 anni; Giuseppe De Salvo, 46 anni; Antonino Currò, 30 anni; Vittorio Catrimi, 29 anni; Pietro Squadrito, 37 anni. E infine con l’accusa di concorso esterno i tre veterinari Antonino Di Blasi, 39 anni, Nazzareno Naso, 50 anni e Giuseppe Catone, 54 anni. Alessandro Tumino – GDS