Home » Blog » BARCELLONA P. G., L’INCHIESTA ANTIMAFIA ‘GOTHA 2′: I “libri mastri” e il sistema tangenti dell’Aias. Oggi davanti al gip il boss Giovanni Rao e gli “esattori” Carmelo Giambò, Carmelo D’Amico e Mariano Foti. Il presidente, il capotifoso dell’Igea e una scia d’affari…

BARCELLONA P. G., L’INCHIESTA ANTIMAFIA ‘GOTHA 2′: I “libri mastri” e il sistema tangenti dell’Aias. Oggi davanti al gip il boss Giovanni Rao e gli “esattori” Carmelo Giambò, Carmelo D’Amico e Mariano Foti. Il presidente, il capotifoso dell’Igea e una scia d’affari…

Mentre oggi sarà il giorno degli interrogatori davanti al gip di Messina Walter Ignazitto per “l’uomo della montagna” Giovanni Rao e per i tre “esattori del pizzo” Carmelo Giambò, Carmelo D’Amico e Mariano Foti, emergono nuovi retroscena dell’operazione antimafia “Gotha 2″, la terza inchiesta in ordine di tempo nel giro di poche settimane, in questo caso gestita dalla Squadra Mobile, che ha azzerato alcuni livelli primari di Cosa nostra barcellonese. Uno degli aspetti trattati dall’ordinanza di custodia dal gip è per esempio il riferimento concreto ad altre indagini precedenti come la “Spinesante” o la “Catering”, indagini risalenti al 2004, con cui erano stati aperti alcuni squarci di verità sia sulla posizione verticistica di Rao sia sull’estorsione continuata all’AIAS, il calderone affaristico che si è ancora una volta confermato punto di congiunzione tra gli interessi sporchi della famiglia mafiosa barcellonese e la borghesia imprenditoriale e affaristica corrotta. Una “tangente costante” prima di 20 milioni, quando c’era ancora la lira, e poi aggiornata al rialzo come commercianti qualsiasi a 20.000 euro, quando s’è cambiato valuta. Oggi a raccontarlo e uno dei “padri padroni” dell’Aias, Luigi La Rosa, nei verbali che ha riempito dal mese di maggio dello scorso anno. Due indagini, la “Spinesante” e la “Catering” che il procuratore capo Guido Lo Forte non ha citato a caso nel corso della conferenza stampa in Questura di lunedì mattina, facendo capire che con il pool dei quattro sostituti della Dda Fabio D’Anna, Giuseppe Verzera, Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, si stanno anche rileggendo vecchi atti per cercare di avere un quadro il più possibile completo dell’evoluzione delle dinamiche mafiose dell’intera provincia.

La mafia è diventata la più grande minaccia della società e sono ovunque e ovunque. Il Blog qui fornisce maggiori dettagli. Proprio dagli strati più bassi della società ai più alti livelli possibili di governo, la mafia ha le sue mani. Con un sacco di transazioni di denaro coinvolte gestiscono il proprio governo e hanno tutto sotto il loro controllo.

Lo sbocco processuale del maxi “Mare Nostrum” con la sentenza d’appello probabilmente non è riuscito a fotografare con esattezza la reale situazione dei pesi e contrappesi mafiosi della provincia, visto che alcune posizioni di personaggi – adesso definiti di primo piano “da sempre” dai nuovi pentiti Carmelo Bisognano e Santo Gullo, e in misura minore dall’acese Alfio Giuseppe Castro e dall’ex convivente del boss Bisognano, Teresa Truscello –, non sono state individuate, con clamorose assoluzioni. È proprio una conversazione “ripescata” nell’inchiesta “Spinesante”, che risale al 7 gennaio del 2004, avvenuta tra Pietro Arnò e suo nipote Carmelo Giambò, costituisce un passaggio-chiave della nuova inchiesta: «… la conversazione in commento costituisce un granitico riscontro – scrive il gip –, alle dichiarazioni di quanti hanno concordemente additato il Rao, capo della cosca mafiosa, quale destinatario finale di tutti i proventi estorsivi di pertinenza dell’organizzazione. Corrobora, altresì, la chiamata in reità del La Rosa, atteso che – per l’oggetto del dialogo (vertente sulla “questione dei soldi… di dicembre”), l’epoca in cui lo stesso è avvenuto (nel 2004) e l’identità dei soggetti coinvolti (gli interlocutori Arnò e Giambò, e Gianni Rao) –, fotografa con plastica evidenza quella specifica vicenda criminale che lo stesso La Rosa nel 2010 avrebbe rivelato agli inquirenti». E nel 2004 un giorno dopo l’Epifania se Giambò domandava ad Arnò: “Come è la situazione”, Arnò rispondeva: “Notizie di Gianni ne hai avute (…) per poter parlare con lui come devo fare? Anche perché gli vorrei dire per quella questione dei soldi, vorrei bloccare tutto perché sono sotto controllo, non è che posso fare movimenti enormi dico capito? (…) così gli parlo e gli dico questa questione di dicembre che non possiamo fare affidamento per ora perché siamo sotto controllo, e poi se ne parla». Quindi Arnò sapeva in qualche moto di essere “controllato” e di non avere la possibilità di “muoversi” troppo in quel determinato periodo. Viene da chiedersi da chi a suo tempo ricevette queste “informazioni”. Un altro aspetto dell’indagine “Spinesante” è lo scadenziario che fu sequestrato ad Arnò, «che gli investigatori correttamente definiscono un “vero e proprio libro mastro delle spese sostenute per la gestione dell’Aias incluse quelle in nero”. Dal taccuino – scrive il gip –, si ricava che, nel tempo, i responsabili dell’AIAS hanno elargito somme di denaro a diversi personaggi, subito identificati dagli inquirenti, con la sola eccezione dell’anonimo “amico” percettore di 10.000 euro ad agosto e di ulteriori 10.000 euro a dicembre. Alla luce delle nuove emergenze, è agevole intuire – in ragione dell’entità degli importi e della cadenza temporale dei pagamenti – chi fosse l’”amico” in questione». NUCCIO ANSELMO – GDS