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MESSINA: Impiegato del Tribunale Roberto Tomasello rinviato a giudizio per casi d’assenteismo assieme al suo medico curante Pietro Petralito. Le accuse a loro carico sono di falso e truffa ai danni dello Stato in concorso

A conclusione dell’inchiesta, che fu gestita all’epoca dal pm Stefano Ammendola, erano finiti sotto processo in undici tra dipendenti dell’amministrazione giudiziaria, medici di famiglia e fiscali. Al centro una lista molto lunga di casi d’assenteismo negli uffici giudiziari della città, corredati da altrettanti certificati di malattia dei medici curanti e dei medici fiscali giudicati dall’accusa compiacenti. Davanti al gup Antonino Genovese tutto si è concluso con due rinvii a giudizio e nove proscioglimenti totali. I due rinvii a giudizio riguardano il cancelliere C1 del Tribunale Roberto Tomasello e il suo medico curante Pietro Petralito, che sono stati assistiti rispettivamente dagli avvocati Nino Favazzo e Francesco Albanese. Il processo inizierà il prossimo 24 febbraio davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale, le accuse a loro carico sono di falso e truffa ai danni dello Stato in concorso. In alcuni casi il gup Genovese ha però rimodulato le accuse a carico di Tomasello nel combinato tra gli articoli 48 e 479 c.p. (il falso ideologico e l’errore determinato dall’altrui inganno).

In un procedimento giudiziario la decisione e la sentenza dipendono sempre dalla prova presentata. La prova è il pezzo più cruciale in ogni reclamo. Senza una prova adeguata per o contro qualsiasi persona non può essere incriminata o condannata. Le spese possono essere annullate e gli imputati assolti se le accuse non sono dimostrate in tribunale. Puoi salire su questo sito per saperne di più su questo caso.

Sono stati invece prosciolti da tutte le accuse iniziali di falso e truffa gli altri nove imputati, tra impiegati dell’amministrazione giudiziaria e medici: Santi Siracusa, Pietro Nastasi, Salvatore Lizio, Pietro Insana, Domenica Furnari, Costantino Russo, Laura Rita Muscolino, Giuseppe Oliva e Filippo Silipigni. Le formule di proscioglimento adottate sono state sia «perché il fatto non sussiste» sia «perché il fatto non costituisce reato», in un caso (per la Furnari) «per non aver commesso il fatto». Anche il cancelliere Tomasello e il dott. Petralito hanno registrato una lunga serie di proscioglimenti parziali (in tutto dieci) per alcuni capi d’imputazione che erano contestati inizialmente dall’accusa. Per il dott. Petralito il suo difensore ha tra l’altro sottolineato come perfino la perizia collegiale disposta dal gup Genovese avesse escluso il coinvolgimento del medico, ipotizzando al più una mera erronea diagnosi nella redazione dei certificati medici. L’accusa, ieri c’era in aula lo stesso pm che condusse le indagini, aveva invece chiesto il rinvio a giudizio di tutte le persone coinvolte. Adesso rimangono in piedi quattordici capi d’imputazione per le assenze ingiustificate del Tomasello, casi avvenuti tra il 2007 e il 2008 e in un episodio nel 2009, secondo l’accusa per malattie non realmente esistenti o non delle gravità diagnosticata ma certificate, come ad esempio: faringite acuta, trauma contusivo alla regione frontale, colica addominale. NUCCIO ANSELMO – GDS