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CLAMOROSA SVOLTA NELL’INCHIESTA: Morte dell’urologo Attilio Manca. Respinta un’altra volta l’archiviazione. Il medico fu tirato in ballo dopo il ricovero di Provenzano a Marsiglia

Clamorosa svolta nella vicenda giudiziaria sulla misteriosa morte dell’urologo Attilio Manca, il cui corpo fu ritrovato il 12 febbraio 2004 nella sua casa di Viterbo. Ieri il Gip del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti per la terza volta ha respinto la richiesta di archiviazione del caso in cui originariamente figuravano indagate dieci persone con l’ipotesi di reato di “morte come conseguenza di altro reato”, nel caso specifico un mix di sostanze letali di tipo stupefacente iniettate nel braccio sinistro della vittima che tra l’altro era mancino. Il gip, sciogliendo la riserva che s’era dato a seguito dell’udienza camerale discussa oltre 14 mesi fa, il 16 luglio dello scorso anno, nel respingere la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Renzo Petroselli ha disposto ulteriori indagini dirette a chiarire aspetti dell’indagine rimasti ancora oscuri. Per alcuni indagati sarebbe stato disposto uno stralcio con conseguente archiviazione. Mentre per tutta la vicenda relativa alla presunta fornitura del mix di sostanze stupefacenti letali sono stati disposti nuovi accertamenti così come aveva chiesto il difensore dei familiari della vittima, l’avv.

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Fabio Repici. Da 14 mesi i familiari di Attilio Manca aspettavano una risposta in merito alla terza richiesta di archiviazione delle indagini sulla “misteriosa” morte che quasi otto anni fa sconvolse per sempre la loro vita. Si è trattato di un’attesa snervante e per questo in loro favore si erano mobilitati parlamentari e associazioni delle vittime di mafia inviando lettere al gip di Viterbo Salvatore Fanti in cui si ricostruiva il calvario giudiziario che a distanza di anni per lacune nelle indagini non ha del tutto chiarito gli aspetti della tragica vicenda che resta un giallo di difficile soluzione. Ad opporsi alla terza richiesta di archiviazione erano stati i familiari di Attilio Manca, il genitori Gino e Angela Manca, assieme al figlio l’avv. Gianluca. A evidenziare le lacune dell’inchiesta e dei due supplementi ordinati con i precedenti provvedimenti con i quali si respingevano altre due richieste di archiviazione del caso, è stato l’avv. Fabio Repici il quale chiedeva tra l’altro di sapere “se sulle due siringhe ritrovate sul luogo del delitto ci sono le impronte di Attilio, oppure di altri, o se non ci sono impronte (nel caso Attilio Manca avesse usato i guanti per iniettarsi la sostanza letale). Il legale aveva anche posto numerosi interrogativi a cui il terzo supplemento d’inchiesta appena ordinato dal gip di Viterbo dovrebbe dare risposte certe in maniera da chiarire a quasi otto anni dal tragico fatto i contorni di una vicenda sulla quale si sospetta da sempre l’ombra della mafia, in particolare barcellonese. Manca fu tra i primi in Italia a sperimentare al policlinico Gemelli di Roma l’operazione alla prostata in laparoscopia, e il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano affetto da patologia poteva essere interessato a cure mediche. Si disse che in coincidenza con la presenza di Provenzano a Marsiglia vi sarebbe stato anche l’urologo. Ma sull’episodio non vi fu mai chiarezza. LEONARDO ORLANDO – GDS