Home » Blog » L’ARRESTO DELL’ ON. ROBERTO CORONA (PDL): La storia di ‘Robertino’. Dalla Dc al Pdl, il mondo del commercio come area di caccia. Lo sconcerto del Pdl e gli scenari destinati a cambiare radicalmente. Buzzanca: «È un terremoto». Sarà rinviato il Congresso di dicembre

L’ARRESTO DELL’ ON. ROBERTO CORONA (PDL): La storia di ‘Robertino’. Dalla Dc al Pdl, il mondo del commercio come area di caccia. Lo sconcerto del Pdl e gli scenari destinati a cambiare radicalmente. Buzzanca: «È un terremoto». Sarà rinviato il Congresso di dicembre

È un terremoto». Questa è l’unica reazione ufficiale del sindaco Giuseppe Buzzanca, uno dei due coordinatori del Pdl messinese. L’altro, l’on. Roberto Corona, è “momentaneamente assente”. Non è ironia, ma la realtà dei fatti: ieri si sarebbe dovuto tenere un vertice tra i due responsabili cittadini del partito di maggioranza, sollecitati dal segretario nazionale Angelino Alfano ad avviare la macchina organizzativa dei Congressi del Pdl a Messina e in provincia. «C’eravamo sentiti nella serata di giovedì, mi aveva detto che sarebbe rientrato da Roma», aggiunge Buzzanca, sconcertato.

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Ma a Roma l’on. Corona è rimasto, portato in carcere dagli agenti del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta sul rilascio di false polizze fidejussorie e su altri reati connessi al ruolo svolto dal deputato messinese alla guida dell’Ascom Service. E in riva allo Stretto il Pdl, che già non godeva di buona salute, affonda nel panico. «Ora che si fa», chiedono in molti a Buzzanca. I più preoccupati sono coloro i quali hanno aderito alla componente che a Corona fa riferimento, primo fra tutti l’assessore comunale Pippo Isgrò. Il Congresso era stato già programmato prima di Natale ma quasi certamente verrà rinviato. Corona, in attesa di chiarire la propria posizione giudiziaria, probabilmente si autosospenderà dalle funzioni ricoperte all’interno del partito. Gli scenari, in evoluzione già da diversi mesi, sono destinati a mutare radicalmente. L’alleanza politico-amministrativa con l’Udc (finito anch’esso in una bufera giudiziaria, viste le indagini a carico di uno dei leader, l’on. Pippo Naro, nella sua qualità di tesoriere del partito), stipulata nel 2008 solo in chiave “anti-Genovese”, poggia su gambe sempre più malferme. Ormai sembra che si cerchi il pretesto per far saltare il tavolo e, a quel punto, sarebbe quasi inevitabile il ricorso alle urne. Buzzanca, nei giorni scorsi, lo ha detto con chiarezza: «Se cambiano le condizioni che hanno dato vita al “patto per la città” stipulato davanti agli elettori, si torna a votare, io non sono disponibile ad alcun ribaltone». L’Udc appare come un equilibrista sul filo: «Buzzanca vada avanti, noi rispettiamo i patti – ha dichiarato di recente in consiglio comunale il capogruppo Bruno Cilento –, ma sul doppio incarico siamo stati sempre coerenti: il nostro vicesindaco, Giovanni Ardizzone, ha rimosso subito la causa d’incompatibilità, lo stesso dovrebbe fare il sindaco». La scelta che viene chiesta a Buzzanca è di dimettersi non da sindaco, ma da deputato regionale, eppure il primo cittadino continua a “resistere”. «È una chiara manovra politica contro la mia persona e ho il diritto di non essere d’accordo e di difendermi», ha ribadito ieri. La sensazione colta già nelle scorse settimane, resa ancor più concreta dagli ultimi sviluppi, è che Buzzanca attenda l’inaugurazione dell’opera-simbolo del proprio mandato amministrativo, gli svincoli Giostra-Annunziata, prima di arrivare al “redde rationem” e di togliersi parecchi “sassolini” dalle scarpe. Anche se il sindaco ha ripetuto più volte di voler restare, nel caso di una scelta obbligata, alla guida di Palazzo Zanca, l’ipotesi più probabile è quella contraria: che Buzzanca resti all’Ars, dopo aver dichiarato che non ci sono più le condizioni per poter andare avanti nell’amministrazione della città. Ciò comporterebbe inevitabilmente il terzo periodo di commissariamento (quanto lungo?) di Messina nell’arco dell’ultimo decennio. Il dibattito sul “doppio incarico” è stato rinviato al 12 dicembre. Le opposizioni, che avevano presentato un ordine del giorno firmato da ben 22 consiglieri, non hanno certo fatto una bella figura. I banchi semivuoti dell’aula consiliare sono l’immagine di un fallimento che se riguarda la maggioranza a sostegno della giunta Buzzanca, coinvolge anche i gruppi del Centrosinistra, incapaci di trovarsi compatti su una proposta politica alternativa a quella del Centrodestra. Lo ribadiamo: si avvia a conclusione una delle più malinconiche stagioni politiche degli ultimi decenni. LUCIO D’AMICO – GDS