MESSINA: Atm, sei a giudizio e altrettanti prosciolti. Il dg Conte e altre cinque persone tra dirigenti e impiegati. Molti i casi dichiarati prescritti dal gup Vermiglio

Sei proscioglimenti e sei rinvii ai giudizio, poi una serie di prescrizioni, quindi alcuni proscioglimenti parziali. È complesso il responso che viene fuori dall’udienza preliminare “fiume” celebrata ieri davanti al gup Maria Vermiglio sui chilometraggi “gonfiati” e i contributi regioni all’Atm, la clamorosa inchiesta gestita dal sostituto procuratore Stefano Ammendola e dai carabinieri che nel novembre dello scorso anno portò anche ad alcuni arresti. C’erano in ballo reati come truffa aggravata in concorso, falso materiale e falso ideologico, più alcune ipotesi di reato che attenevano al ruolo di pubblico dipendente e venivano contestati a vario titolo. L’inchiesta ha ipotizzato una truffa ai danni della Regione e dell’Agenzia delle Dogane che, secondo l’accusa, avrebbero erogato all’Azienda trasporti un maggiore contributo attraverso falsi consuntivi sui chilometri percorsi dagli autobus.

GLI IMPUTATI – Erano in tutto quindici tra dirigenti e dipendenti: Paolo Altadonna, 66 anni; Antonio Cardia, 46 anni; Antonio Giovanni Carpita, 47 anni, tutti messinesi; Carlo Caruso, 47 anni, trapanese; Claudio Conte, 56 anni, tarantino di nascita ma messinese d’adozione; Giovanni Di Pasquale, 55 anni, e Bartolo Enea, 60 anni, di Messina; Guglielmo Lacava, 38 anni, di Sant’Agata Militello e residente a Sinagra; Giuseppe Lampi, 47 anni, Francesco Lisa, 56 anni, Vincenzo Maimone, 61 anni, Annunziato Mondello, 62 anni, Salvatore Orlando, 60 anni, Placido Signorino, 61 anni, tutti messinesi; Salvatore Zaccone, 62 anni, nato a Castroreale ma residente a Messina.

LA SENTENZA – Solo alle sette di sera, dopo un’intera giornata passata a sentire le tesi di accusa e difesa, il gup Vermiglio ha letto ieri la sentenza. Il pm Stefano Ammendola aveva chiesto dal canto suo la prescrizione per tutti i capi d’imputazione contestati prima del 2004 e per tutti il rinvio a giudizio. Sei invece i rinvii a giudizio decisi, il direttore generale dell’Atm Claudio Conte e altre cinque persone tra dirigenti e impiegati: Antonio Cardia, Giuseppe Lampi, Francesco Lisa, Salvatore Orlando e Salvatore Saccone. L’inizio del processo è fissato per il 15 ottobre prossimo davanti al giudice monocratico. Per altri sei indagati il gup Maria Vermiglio ha disposto il non luogo a procedere con le formule «perché il fatto non costituisce reato» e «perché il fatto non sussiste». Si tratta di Paolo Altadonna, Giovanni Di Pasquale, Giovanni Bartolo Enea, Guglielmo Lacava, Annunziato Mondello e Placido Signorino. Tre posizioni sono state stralciate, una per impedimento del difensore e le altre due per difetti di notifica. Si tratta di Giovanni Antonio Carpita, Carlo Caruso e Vincenzo Maimone. Disposti anche prescrizioni parziali e proscioglimenti parziali.

L’INCHIESTA – Gli accertamenti dei carabinieri, durati circa tre anni, ed una corposa perizia, avevano fatto emergere alcune anomalie nella gestione dell’Atm. Secondo l’accusa, sarebbero stati trasmessi alla Regione Siciliana e all’Agenzia delle Dogane falsi consuntivi della percorrenza chilometrica annuale dei mezzi Atm, riportando dati maggiorati. Inoltre, sarebbe stata indicata la lunghezza di alcune corse superiore rispetto alla distanza reale. Ciò ha indotto in errore la Regione che ha erogato un maggiore contributo pubblico, il “contributo d’esercizio”, consistito in somme indebitamente ricevute, da utilizzare al fine di pagare ai dipendenti un elevato e ingiustificato numero di ore di straordinario lavorativo e di consentire alla maggioranza dei dipendenti Atm, che nel complesso sono 600 circa, di percepire indebitamente l’indennità mensile di 155 euro, chiamata “premio corse”, prevista dall’accordo sindacale stipulato nel settembre 1999. Quanto all’Agenzia delle dogane, sarebbe stata indotta in errore giacché ha effettuato rimborsi maggiorati dell’accisa sul carburante consumato, quantificato in proporzione della percorrenza annuale chilometrica falsamente attestata. Erano poi contestate ipotesi di falso a vario titolo agli indagati nei rispettivi ruoli di dipendenti pubblici (false presenze sul posto di lavoro e consequenziale non spettante retribuzione; allontanamento dal posto di lavoro). Il collegio difensivo è stato formato ieri dagli avvocati Carmelo Scillia, Tommaso Autru Ryolo, Roberto Materia, Diego Pace, Antonino Arizzi, Armando Veneto, Giovanbattista Freni, Giovanni Marotta, Claudio Calabrò, Candeloro Olivo, Vincenzo Amato, Carmelo Raspaolo, Emilio Fragale, Andrea Torre, Marco Grispo, Concetta Durante, Nunzio Rosso, Adalgisa Bartolo, Francesco Rizzo, Antonino Centorrino, Giuseppe Princiotta e Chiara Martino. NUCCIO ANSELMO – GDS

 

La vicenda.

Si tratta dell’inchiesta avviata nella primavera del 2008 dal sostituto procuratore Stefano Ammendola e dai carabinieri, che riguarda la gestione aziendale del periodo immediatamente precedente. Un lasso di tempo che va dal 2003 e si spinge sino al 2010. S’era partiti infatti nel 2008 con la storia degli “straordinari d’oro” ai dipendenti e 23 indagati iniziali coinvolti, ma tutto poi si era evoluto verso più direzioni, allargando il campo anche ai rapporti finanziari con la Regione. Il magistrato aveva chiesto anche una proroga di sei mesi per indagare ancora. Sin dagli inizi degli anni 2000, si consentiva cioé secondo la Procura alla maggioranza dei dipendenti Atm di intascare indebitamente l’indennità mensile di 155 euro, il cosiddetto “premio corse”, previsto da un accordo sindacale siglato nel 1999, questo pur non disponendo l’azienda di un parco mezzi adeguato per consentire il raggiungimento del numero di corse che erano previste per intascare il premio corse. C’è stato anche un passaggio dell’inchiesta consumato la scorsa estate, quando il sostituto Ammendola convocò cinque indagati per interrogarli in compagnia dei rispettivi difensori, con in mano i brogliacci di parecchie intercettazioni telefoniche.