BARCELLONA PG, L’ARRESTO DELL’AVVOCATO ROSARIO PIO CATTAFI NELL’OPERAZIONE GOTHA 3: GLI ELEMENTI COMPLESSIVI DI RISCONTRO (TERZA PARTE). I “legami” di Rosario Cattafi con l’hotel Hilton di Portorosa. I contatti fra Cattafi e l’avvocato SCIOTTO Francesco

I contatti fra Rosario Cattafi e MUNAFO’ Antonino.

Come si è già visto, BISOGNANO Carmelo ha ricordato come tutti i più importanti esponenti dell’organizzazione barcellonese, nel corso del tempo, gli abbiano “ricordato” e confermato il ruolo di assoluto rilievo ricoperto da Rosario Cattafi in seno a quella consorteria. Fra tali soggetti vi è stato anche BARRESI Filippo, il quale gli parlò di tali circostanze in occasione di un’estorsione commessa ai danni di MUNAFO’ Antonino, nel 1991 circa (“Con riferimento all’estorsione ai danni di MUNAFO’ Antonino… ricordo che costui, proprietario di un impianto di calcestruzzo nei pressi dello svincolo autostradale di Barcellona Pozzo di Gotto, subì una serie di danneggiamenti. In particolare, gli furono incendiate delle betoniere. Quando seppi questa notizia chiesi spiegazioni a BARRESI Filippo o a BARRESI Eugenio, anzi ora che ricordo meglio a BARRESI Filippo. Costui, alla mia richiesta di spiegazioni, mi disse esplicitamente: “’sa vidi l’avvocatu ‘pi sistimari sta cosa. Tutti cosi apposto è sistimatu”. Con ciò BARRESI Filippo intendeva dire che era intervenuto l’avvocato, ossia Saro CATTAFI, per sistemare quell’estorsione. Ribadisco ancora una volta che quando si parlava di avvocato all’interno del nostro gruppo dei barcellonesi, facevamo sempre riferimento a Saro CATTAFI e non a Pippo GULLOTTI, che, come ho già detto, noi chiamavamo “zu pippu cu fularu”. Non so per quale motivo si fosse interessato CATTAFI per quella estorsione; credo perché MUNAFO’ Antonino fosse conosciuto direttamente da costui, frequentandosi nell’ambito degli stessi circoli, fra cui il “CORDA FRATRES”, ma non ne sono certo. Comunque, da quel momento l’impianto di MUNAFO’ Antonino non ebbe più problemi.”).

In effetti, dagli accertamenti esperiti dal ROS CC di Messina del 22.2.2012, è emerso che MUNAFO’ Antonino, nato a Barcellona P.G. il 19.04.1954, ivi residente, via Generale Angelo Cambria n. 8 p.4., risulta proprietario di un impianto di calcestruzzi sito nei pressi dello svincolo autostradale di Barcellona P.G. via Fondaco Nuovo n. 2. (Vds. all. n.1: Visura della CC/A.)

In ordine ai danneggiamenti menzionati dal collaboratore, da accertamenti esperiti presso l’Arma di Barcellona P.G. è emerso che MUNAFO’ Antonino, in data 15.06.1989, presentava denuncia presso il Commissariato di P.S. di Barcellona P.G. per essere stato vittima di un atto intimidatorio: due individui travisati con caschi da motociclista, a bordo di un ciclomotore, avevano esploso due colpi di fucile contro la betoniera di sua proprietà. In sede di denunzia, il MUNAFO’ aveva precisato di aver in precedenza ricevuto sulla propria utenza telefonica una richiesta estorsiva di cento milioni di lire e delle minacce di morte rivolte al suo indirizzo ed a quello della sua famiglia; egli, sempre in quella sede, aveva rappresentato che, circa due mesi prima di tale evento, ignoti avevano dato alle fiamme un camion di proprietà del fratello Carmelo, lasciato in sosta assieme ai propri mezzi nell’area dell’impianto di calcestruzzi di via Fondaco Nuovo.

(Vds. All.n.2: nota Cat. Q.2/2/l989 datata 5.07.l989 del Commissariato di P.S. di Barcellona P.G.).

Il collaboratore di giustizia BISOGNANO, nel datare tale atto criminoso, ha fatto riferimento al periodo in cui era stata costituita l’impresa CEP s.r.l.: ebbene, dalla consultazione dell’archivio della C.C.I.A.A., risulta che effettivamente la CEP s.r.l. era stata costituita in data 3.3.1989, con atto pubblico redatto dal notaio Salvatore CUTROPIA di Barcellona P.G. (Vds. all. n.3: visura camerale C.C.I.A.A.).

La sede dell’associazione “CORDA FRATRES”, come del resto è noto, è stata individuata in via Dante Alighieri n. 25 di Barcellona Pozzo di Gotto.

Ma ciò che più rileva in questa sede è che, nell’ambito dell’indagine denominata “Ombra”, svolta dalla Sezione ROS C.C. nell’ambito del Proc. Pen. n. 2610/2011 R.G.N.R. D.D.A di Messina, sono emersi importanti elementi di conferma circa l’esistenza di rapporti tra CATTAFI Rosario e MUNAFO’ Antonino. In particolare, le attività tecniche hanno dimostrato che CATTAFI Rosario svolgeva le funzioni di “consulente di fiducia” del citato MUNAFO’ Antonino nell’ambito di una controversia sorta tra quest’ultimo e la società “Sermac s.p.a.” di Milano. Tale società era creditrice nei confronti del MUNAFO’ della somma di euro 100.000. Per tali ragioni il MUNAFO’ aveva sottoscritto delle cambiali, in seguito non onorate. MUNAFO’ Antonino, quindi, si incontrava più volte con CATTAFI Rosario presso il suo studio sito in Barcellona. Come documentato anche tramite un servizio di osservazione del 15.12.2010, CATTAFI Rosario si recava a Milano al fine di seguire una transazione extragiudiziale tra la società Sermac ed il MUNAFO’, finalizzata alla cancellazione dell’ipoteca iscritta sugli immobili dello stesso MUNAFO’, con l’impegno da parte di quest’ultimo di estinguere il proprio debito. Dal tenore delle conversazioni telefoniche intercettate tra il CATTAFI e il MUNAFO’ emergeva in modo palese, in definitiva, l’esistenza tra i due soggetti di un rapporto di confidenza e di amicizia datati nel tempo.

(Vd.s. All. n. 4: conversazioni registrate sull’utenza telefonica n. 338/3663305 RIT 793/10 P.M. – intestata ed in uso a CA TTAFI Rosario Pio, intercorse tra costui e MUNAFO’ Antonino; Vd.s. All. n. 4 bis: annotazione di servizio che ha documentato la presenza di CATTAFI Rosario Pio in Arcore).

 

  1. I rapporti fra CATTAFI, MARCHETTA e DI SALVO.

Come già visto, secondo quanto riferito da BISOGNANO Carmelo, il ruolo di assoluto rilievo del CATTAFI in seno alla famiglia barcellonese fu ribadito al BISOGNANO stesso da parte di diversi soggetti “autorevoli” dell’organizzazione, fra cui TRIFIRO’ Giuseppe, detto “Carabedda”, BARRESI Eugenio, BARRESI Filippo, Sam DI SALVO. Con specifico riferimento a DI SALVO, costui, per esempio, non esitò a “mettere a posto” e a richiamare all’ordine BISOGNANO, dal momento che costui stava chiedendo informazioni su alcuni lavori che si sarebbero dovuti svolgere a Furnari e che interessavano anche al CATTAFI: ovviamente un tale riguardo si spiegava solo con il fatto che il CATTAFI era un personaggio autorevole dell’organizzazione, rispetto al quale anche un soggetto come BISOGNANO era costretto a fare un passo indietro

Analoga situazione si verificò nel 2001 – 2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari: anche in questo caso si fece avanti BISOGNANO, il quale “chiese alcune buste” a DI SALVO per partecipare alla gara, ricevendo per tutta riposta un invito a lasciar perdere dal momento che vi era interessato anche l’ “avvocato”, insieme all’imprenditore Maurizio MARCHETTA (“Un’altra circostanza che riguarda Maurizio MARCHETTA si è verificata dopo la sua elezione, nel 2001-2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari. Quando venne pubblicato il bando, io mi interessai a quei lavori; avevo l’intenzione di partecipare alla gara per mezzo dell’impresa TRUSCELLO, eventualmente associata al 20% con un’altra impresa in possesso dei requisiti necessari. A tale scopo contattai Sam DI SALVO, al quale chiesi di procurarmi alcune buste per partecipare alla gara ed anche al fine di individuare un’impresa con cui associarmi. Appena gli comunicai questa mia intenzione, Sam DI SALVO mi bloccò immediatamente dicendomi: “Lassa peddiri picchì c’è tutti cosi sistimati… è una cosa nostra, se la sta vedendo Maurizio con l’avvocatu”. Non chiesi chi fosse tale avvocato, ma era ovvio che DI SALVO si riferiva, a Saro CATTAFI, da noi tutti conosciuto come “l’avvocato”.).

BISOGNANO ha aggiunto che quell’appalto, ossia quello inerente i lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari, fu aggiudicato alle ditta CALABRESE s.r.l., Fratelli CALABRESE Tindaro e Sebastiano, quest’ultima diversa dalla CA.TI.FRA, nonché alla ditta GRECO s.r.l. amministrata da GRECO Cesare. I lavori, inoltre, furono svolti di fatto anche dalla CO.GE.MAR di Maurizio MARCHETTA, che però non volle parteciparvi formalmente. Il collaboratore ha aggiunto: “Ritengo che Maurizio MARCHETTA non abbia partecipato formalmente a quei lavori poichè non voleva rendere manifesti i suoi rapporti con l’avvocato CATTAFI, ed anche perchè voleva evitare di comparire in tutte le gare.”.

In effetti, l’esistenza di rapporti diretti fra MARCHETTA Maurizio e Sam DI SALVO, specificatamente finalizzati a “pilotare” e turbare le gare di appalto, è stato alla fine ammesso dallo stesso MARCHETTA, seppure dopo molte titubanze e resistenze iniziali. Si riportano a tale proposito le ultime dichiarazioni rilasciate da costui, in un arco temporale compreso tra il gennaio ed il febbraio 2011, dunque in un periodo successivo all’emissione della sentenza di primo grado nell’ambito del processo “Sistema”, definito in sede di abbreviato.

Dalla lettura di tali dichiarazioni si può notare un certo”cambiamento di rotta” operato dal propalante, rispetto a quanto in precedenza affermato.

In particolare, il MARCHETTA, dopo che inizialmente aveva negato di aver “chiesto voti” al mafioso Sam DI SALVO in occasione delle elezioni per il consiglio comunale di Barcellona, ha invece ammesso di essersi rivolto a costui durante quella competizione elettorale. In effetti il MARCHETTA, come è noto, fu eletto e divenne anche vice-presidente del consiglio comunale di Barcellona P.G..

Analogamente, MARCHETTA, come già anticipato, ha alla fine ammesso che i suoi rapporti con Sam DI SALVO erano anche finalizzati e diretti a “pilotare” e turbare le gare di appalto, pur cercando di limitare questa sua forma di “collaborazione” solamente a qualche caso circoscritto.

Dunque lo stesso Maurizio MARCHETTA ha alla fine ammesso quale fosse il suo effettivo e reale rapporto con Sam DI SALVO.

Si riportano, come al solito, le dichiarazioni rese da MARCHETTA:

 

Verbale di spontanee dichiarazioni di MARCHETTA Maurizio del 28.1.2011.

“Volevo fare una premessa. Riguardo a tutti le dichiarazioni da me rilasciate nei precedenti verbali confermo integralmente il loro contenuto. Tuttavia intendo rilasciare ulteriori dichiarazioni riguardanti fatti realmente accaduti e su talune persone e su cui ho già riferito e da me non indicati per paura di ritorsioni nei miei confronti e dei miei familiari. Ho maturato questa mia decisione oggi poiché i processi che si stanno svolgendo e le condanne derivate dalle mie decisioni mi spingono a sgomberare il campo, definitivamente, da ogni dubbio nei miei confronti. Ciò che ho omesso di dire è stato determinato esclusivamente dal timore di far incorrere la mia famiglia in situazioni di estrema pericolosità, poiché i soggetti su cui oggi riferirò sono molto pericolosi. Il mio impegno politico ha inizio all’ultimo anno di università, nel 1994, e mi sono candidato al consiglio comunale di Barcellona ed ho avuto un discreto riscontro anche se ero alla mia prima esperienza politica. Da questo mio coinvolgimento derivano, in un certo senso, i miei guai, intendendo riferirmi alla visibilità che ne è derivata. I miei primi rapporti con un esponente della criminalità organizzata, Sem DI SALVO, che comunque già conoscevo in precedenza, come ho già riferito nei precedenti verbali, sono in effetti riconducibili all’avvio della mia esperienza politica, quando ancora non lavoravo nell’azienda di famiglia. Conoscevo Sem DI SALVO perché era un operaio dipendente dell’impresa individuale MARCHETTA Giuseppe, che lavorava presso il cantiere di Tonnarella, nel Comune di Furnari, per la realizzazione di un Parco Urbano. Poi lavorò anche per i lavori di rifinitura della mia abitazione su Milazzo. Per tale ragione, poiché lo conoscevo appena, sapendo che era stato arrestato per droga e non per mafia, conoscendolo semplicemente come operaio di mio padre, gli chiesi un aiuto elettorale, non avendo assolutamente contezza che potesse trattarsi di un soggetto inserito nella criminalità organizzata. Sem DI SALVO mi disse che mi avrebbe dato un piccolo aiuto, chiedendo anche alla propria moglie il voto. Tra l’altro, non ho avuto conferma se mi avesse dato il voto, poiché non sapevo come avrei potuto fare, ma in ogni caso l’aiuto di Sem DI SALVO fu estremamente limitato e pensavo di non avere fatto nulla di male perché non avevo assolutamente contezza della sua posizione criminale. Sem DI SALVO inoltre era molto giovane, nel 1994, avrà avuto circa 27 anni ed era riconoscente a mio padre poiché lo aveva assunto dopo che era stato arrestato. Tuttavia, da quel momento iniziarono i problemi per me e la mia famiglia, poiché Sem DI SALVO pensò di potersi curare della nostra famiglia e delle attività delle imprese di mio padre, pensando a sistemare i vari appalti, con la c.d. messa a posto, con i personaggi criminali locali e con quelli fuori zona, poiché già allora la mia famiglia, come già detto nei precedenti verbali, pagava le estorsioni alle varie organizzazioni mafiose ove andavamo a stabilire i cantieri. Infatti, nel 1994, presso il cantiere di Furnari ci fu il danneggiamento di un mezzo meccanico, come risulta da una denuncia fatta presso la locale Stazione dei Carabinieri. Mio padre chiamò a Sem DI SALVO, poiché lui già lavorava presso il cantiere e noi già pagavamo, anche se non so dire in quel momento a chi, poiché ancora non mi occupavo delle attività di famiglia. Da quello che ricordo che mi disse mio padre, la società EDILMOTER BARCELLONESE di GRECO geom. Cesare, che era in ATI con l’impresa individuale di mio padre, non intendeva pagare l’estorsione a nessuno. Sem DI SALVO, in quell’occasione, disse che il danneggiamento non era rivolto a noi ma al nostro socio che non si era messo a posto con la mafia locale. Questa fu la prima volta che ebbi contezza di fatti estorsivi relativi alla mia famiglia. Mio padre assunse Sem DI SALVO poiché fu avvicinato da tale Pietro CANNATA, oggi deceduto, ritenuto vicino alla criminalità barcellonese, da me mai conosciuto, il quale gli chiese di assumerlo. Questo lo sto dicendo anche perché Sem DI SALVO lavorò, all’epoca, nell’impresa di mio padre, il quale si prestò pensando di non fare nulla di male, anche perché Sem DI SALVO, prima del suo arresto, come già detto e come è noto, era un’agente della Polizia Penitenziaria. Poi, come già detto, Sem DI SALVO venne nuovamente arrestato poiché non trovato sul cantiere e da quel momento non lavorò più per l’impresa di mio padre. Tuttavia, Sem DI SALVO restò in qualche modo riconoscente a mio padre ed, una volta saputo che sua moglie era la sorella di OFRIA Salvatore, abbiamo capito che si trattava di una persona vicina agli ambienti mafiosi. Io ormai ero in procinto di laurearmi e mio padre cominciava ad informarmi sulle attività di famiglia e sulle vicende relative ai pagamenti a titolo di estorsione. Ciò poiché io inizialmente non credevo che potessimo avere questo tipo di problemi.

omissis

Vorrei anche puntualizzare che da quando ho conosciuto Sem DI SALVO, la mia famiglia ha continuato a pagare le estorsioni, anche se la sua presenza può essere considerata una sorta di agevolazione nei rapporti con coloro ai quali comunque doveva essere pagata l’estorsione ed una agevolazione, seppur minima, del costo della percentuale che andava pagata a titolo di estorsione. La mia famiglia pagava le estorsioni, dunque, anche se Sem DI SALVO era, in un certo senso, presente, nelle nostre imprese, nel senso che lui si interessava di stabilire una relazione con i soggetti mafiosi ai quali di volta in volta dovevamo pagare le estorsioni.

omissis

A D.R.: Sem DI SALVO non ha mai agevolato le nostre imprese nell’aggiudicazione degli appalti, anche perché non aveva né le capacità né le conoscenze all’interno degli enti. Tuttavia, prima che scattasse l’Operazione Omega, dal 1999 al 2002, Sem DI SALVO operava con un gruppo di imprenditori delle province di Messina, Catania, Agrigento, Caltanissetta, e forse Ragusa, con i quali aveva creato un cartello per il tramite di AQUILIA Mario, che era il responsabile per la raccolta di offerte di questi imprenditori siciliani per l’aggiudicazione dei lavori a mezzo di un calcolo matematico semplicissimo piuttosto che con l’intimidazione, con la formula del ribasso per ogni singola offerta posseduta per far aggiudicare l’appalto alla società interessata per quella zona particolare e che faceva parte del cartello. Sem DI SALVO voleva farmi partecipare a tale meccanismo e mi presentò tale PAPPALARDO Antonino di Catania, imprenditore edile insieme al fratello, il quale era il referente per quella zona delle turbative. Non solo non mi sono reso disponibile a tale meccanismo, ma quando scattò l’Operazione OMEGA nel luglio 2003, per la parte inerente questa zona territoriale e l’Operazione OBELISCO per la zona di Catania, ebbi modo di capire, leggendo i quotidiani ed avendo ricevuto un avviso di garanzia, leggendo l’elenco degli imprenditori coinvolti, che i tutti i nominativi fatti da DI SALVO che avevano aderito a questo cartello, risultavano tutti accusati del reato di turbativa d’asta mentre a me non era stato contestato tale reato, in quanto in tutti gli appalti oggetto di indagine non è emersa la mia partecipazione sia diretta che indiretta agli appalti medesimi.

omissis

 

Verbale di interrogatorio di MARCHETTA Maurizio del 7.2.2011, ore 10,20.

Confermo integralmente il contenuto delle spontanee dichiarazioni rese in data 28 gennaio 2011 di cui mi è stata data integrale lettura.

omissis

 

Verbale di interrogatorio di MARCHETTA Maurizio del 10.2.2011, ore 16,00.

omissis

ADR: Quando Di Salvo ha creato il sistema delle turbative, tra le imprese a lui vicine c’erano le ditta di Aquilia, Greco Cesare, Calabrese Tindaro del 1966, cugino dell’omonimo titolare della CA.TI.FRA.

ADR: Io non accettai l’invito di Di Salvo di far parte di questa cordata di imprese che dovevano truccare le gare; Di Salvo mi fece questa proposta presso il mio ufficio nell’anno 2000. Di Salvo era interessato a coinvolgere il maggiore numero di imprese. Ricordo che in quel periodo l’Unione Europea aveva stanziato numerosi finanziamenti per la realizzazione di opere pubbliche e quindi si stavano svolgendo numerose gare.

ADR: A Di Salvo dissi di non essere disponibile, tanto che nell’operazione Omega non mi venne contestata alcuna turbativa.

ADR: Nell’anno 2000, quando Di Salvo mi propose di partecipare a questo sistema, ero ben consapevole che costui fosse un mafioso. A specifica contestazione delle SS.LL. posso dire che la società di Aquilia era vicina all’organizzazione della quale era partecipe Di Salvo.

ADR: Anche la ditta gestita da Mastroeni Carmelo, e di fatto anche da Sem Di Salvo, era vicina all’organizzazione. E’ ovvio che di questo stratagemma ne beneficiava tutta l’organizzazione.

Alla contestazione delle SS.LL. che mi chiedono con quale forza potevo resistere alla richiesta di Di Salvo di prendere parte al sistema delle turbative di asta, dal momento che pagavo il pizzo a costui e sottostavo ad altre sue richieste, come quella di preparare ricorsi alla autorità di vigilanza, ribadisco di non avergli dato alcuna adesione, anche perché altrimenti la mia impresa in quel modo avrebbe finito di lavorare. Del resto tutta la mia famiglia, compreso mio padre, era nettamente contraria. In ogni caso ribadisco che Sem Di Salvo mi fece quella proposta senza minacciarmi esplicitamente e limitandosi ad avanzare tale richiesta. A conferma di ciò vi è la circostanza che nell’ambito dello 58 gare monitorate nel processo Omega, partecipai soltanto a 4 senza aggiudicarmene alcuna. Alle altre, del resto non volli partecipare dal momento che sapevo che interessavano all’organizzazione mafiosa, ed il cui esito, pertanto, sarebbe stato scontato.

omissis

ADR: E’ vero che nel 1998 ho chiesto i voti al Di Salvo pur sapendo che questi fosse mafioso. Ho fatto ciò al fine di non urtare la sua suscettibilità dal momento che si sarebbe potuto risentire se non lo avessi fatto.

omissis

ADR: Non mi sono occupato della gara relativa ai lavori del depuratore di Mazzarrà Sant’Andrea, né ho preparato offerte direttamente o per conto di Sem Di Salvo.

Alla contestazione delle SS.LL. che ritengono poco credibile che io non abbia mai preparato alcuna offerta per conto di Di Salvo, ribadisco di non averlo mai fatto. Del resto vi era a tale scopo Aquilia, il quale, pur non essendo un imprenditore particolarmente preparato, era comunque molto esperto nella predisposizione delle offerte nell’ambito degli appalti pubblici. A tale proposito ricordo che quando Di Salvo mi spiegò come funzionava il meccanismo delle gare truccate, precisò che l’organizzatore era proprio Mario Aquilia, suo braccio destro.

omissis

 

Verbale di spontanee dichiarazioni di MARCHETTA Maurizio del 23.02.2011, ore 9,55.

Intendo riferire su ulteriori dettagli rispetto alle dichiarazioni da me già rese nei precedenti interrogatori, precisando alcune circostanze riguardanti episodi specifici. DI SALVO Salvatore mi ha invitato, tra il fine 2002 ed i primi mesi del 2003, e comunque precedentemente al suo arresto, era un sabato od una domenica mattina, a partecipare ad una riunione presso gli uffici dell’impresa VENTURA Giuseppe, ubicata in Falcone quasi a ridosso con la ferrovia, in un casolare antico e ristrutturato, e vi erano anche dei vivai. A questa riunione, alla quale in effetti partecipai, erano presenti DI SALVO Salvatore, AQUILIA Mario, MASTROENI Carmelo, CALABRESE Tindaro, nato nel 1966, geometra e titolare dell’impresa COGECAL, il geometra Fabio ALESSANDRINO o ALESSANSDRINI, che era il fac totum per la gestione degli appalti e dipendente di SCIROCCO Francesco, ora dipendente di altra impresa, GRECO Cesare dell’impresa GRECO Alfredo s.r.l.. DI SALVO faceva anche il nome dell’impresa GRILLO che opera nel milazzese e faceva parte del suo gruppo, cioè di quelle su cui poteva contare. Credo che fossero presenti altri imprenditori ma non ricordo i loro nomi. Nel corso di questa riunione AQUILIA e DI SALVO che erano i più interessati a questa riunione dicevano di voler organizzare in maniera più attenta, cioè più precisa, le turbative delle aste. Loro volevano coinvolgere VENTURA e SCIROCCO per le sue conoscenze di altri imprenditori siciliani e del Nord. Infatti a loro interessava raccogliere un numero maggiore di offerte per condurre la turbativa con minimi margini di errore ed aggiudicarsi con maggiore certezza gli appalti di loro interesse. Per me fu la prima riunione a cui partecipavo e credo che fu anche l’unica. Io intervenni esprimendo le mie perplessità perché quando troppi imprenditori si mettono d’accordo spesso succede che litigano anche per la scelta degli appalti che ognuno si vorrebbe accaparrare. In questa riunione si è parlato anche di contrastare il gruppo di CALABRESE Tindaro del 1958, titolare della società CA.TI.FRA., il quale in maniera particolare veniva osteggiato da AQUILIA e SCIROCCO perché CALABRESE aveva una cordata di imprenditori anche catanese, trapanesi ed agrigentini, in particolare di Favara, e facendo turbative era in grado di aggiudicarsi un gran numero di appalti perché era molto organizzato. Nella riunione si diceva che CALABRESE era colui che al cambio della legge regionale sugli appalti era riuscito a sperimentare il sistema matematico che permetteva di avvicinarsi all’aggiudicazione dell’appalto in maniera quasi scientifica. Questa riunione serviva a far serrare le fila tra gli imprenditori partecipanti per contrastare, dunque, il gruppo facente capo alla CA.TI.FRA., il cui titolare Tindaro CALABRESE era soprannominato il “Lupo”, proprio per questa sua caratteristica di furbastro, perché si schierava con imprenditori di altre province, danneggiando invece gli imprenditori locali barcellonesi e della provincia di Messina. Sia io che Pippo VENTURA abbiamo espresso le nostre perplessità in ordine alla riuscita di questa organizzazione delle turbative.

A DR: AQUILIA e DI SALVO chiedevano in particolare di preparare le buste di offerta indicando il numero di ribasso assegnato che veniva concordato di volta in volta in base alla categoria dei lavori da eseguire, al fine di aggiudicarsi l’appalto. AQUILIA era deputato alla organizzazione tecnica della turbativa ed alla raccolta delle offerte, anche perché DI SALVO non aveva specifiche competenze anche perché non sapeva neppure usare un computer e quindi non sapeva come funzionasse il programma, perché in particolare veniva utilizzato un semplice foglio di EXCELL con il quale veniva calcolata la media per l’aggiudicazione, individuando così anche l’impresa o il gruppetto ristretto di imprese che si sarebbero aggiudicato l’appalto. Con questo tipo di turbativa bisognava sempre fare i conti con la partecipazione anche di altre imprese che non partecipavano a questo sistema. Quindi più erano le imprese che partecipavano a questa sistema di turbativa e maggiori erano le possibilità di aggiudicazione dell’appalto.

Io espressi le mie perplessità, ma in qualche modo diedi la mia disponibilità perchè non potevo oppormi a DI SALVO, al quale non potevo dire di no. Dissi a DI SALVO che se ci fosse stata una gara che a lui interessava in particolare gli avrei dato un aiuto accettando di indicare nell’offerta la percentuale che lui mi avrebbe indicato, ma che non era mia intenzione aiutare anche AQUILIA e SCIROCCO e DI SALVO accettò queste mie condizioni anche perché era nel suo interesse. Con DI SALVO ebbi così alcuni rapporti di lavoro. Nel 2003, DI SALVO mi chiese di partecipare in A.T.I. con la società a lui direttamente riconducibile, la SUD EDIL SCAVI di MASTROENI Carmelo, per un appalto nel Comune di Spadafora, relativo ai lavori di realizzazione della rete fognaria, per un importo di circa due milioni di Euro, e comunque mi riservo di portare documentazione sia inerente all’appalto sia delle fatture che la mia società CO.GE.MAR., capogruppo dell’ATI, pagò sia alla SUD EDIL SCAVI sia ad altra società la CODIM, intestata alla moglie di DI SALVO. Fu DI SALVO a impormi di partecipare alla gara perché MASTROENI aveva la categoria ma non per l’intero dell’importo, mentre la CO.GE.MAR non aveva bisogno di unirsi in A.T.I.. A questo appalto non parteciparono né AQUILIA né SCIROCCO, che per quanto mi disse DI SALVO non furono interessati alla raccolta delle buste per la turbativa. Non so in che modo, ma credo che DI SALVO era certo di aggiudicarsi questo appalto senza bisogno di AQUILIA, ma non sono in grado di dire come fece ad aggiudicarsi l’appalto. Questa è l’unica volta che ho partecipato in un’A.T.I. con DI SALVO.

ADR: DI SALVO ha avuto il vantaggio economico di aggiudicarsi l’appalto con la SUD EDIL SCAVI e di ottenere il pagamento delle fatture che riguardavano soprattutto il nolo dei mezzi alla società della moglie, la CODIM.

In un’altra occasione, sempre nel 2003, DI SALVO mi chiese di poter verificare presso l’Assessorato ai Lavori Pubblici di Palermo, notizie su un finanziamento di un lavoro del Comune di Castroreale per i lavori di consolidamento di un costone per un importo di circa un milione di Euro. In occasione di un mio viaggio a Palermo, chiesi ad un ufficio di tale Assessorato sullo stato della pratica relativa al citato finanziamento. Il funzionario regionale mi disse che il finanziamento era stato già accordato e firmato ma gli atti non erano stati inviati al Comune di Castroreale. Io mi appuntai gli estremi del finanziamento, ed al mio ritorno diedi i miei appunti a DI SALVO. DI SALVO mi chiese di partecipare alla gara indicando nella mia offerta il numero di percentuale che mi indicò, ed io in effetti partecipai a tale turbativa, anche se l’appalto se lo aggiudicò una ditta locale vicina a DI SALVO e RAO Giovanni. So che il conteggio di queste offerte fu organizzato da AQUILIA che fece la turbativa per conto di DI SALVO Salvatore e di RAO Giovanni, perché aveva interessi al Comune di Castroreale, essendo lui originario. Fu lo stesso DI SALVO a precisarmi che l’aggiudicazione di questo appalto era un loro preciso interesse ed io non potei oppormi a partecipare alla turbativa.

ADR: Non ho copia della documentazione dell’appalto perché partecipai solo per esservi stato costretto da DI SALVO. Poi DI SALVO venne arrestato e non so chi materialmente segui l’andamento di questi lavori, se fu lo stesso RAO Giovanni od altri.

Altra vicenda che mi lega a DI SALVO Salvatore riguarda un appalto nel Comune di Falcone, relativo ad un’opera marittima per la protezione del lungomare, con la messa in posa di massi. La gara venne espletata nel 2003, prima dell’arresto di DI SALVO, lui cominciò a seguire i lavori ma poi venne arrestato ed i lavori vennero interrotti momentaneamente. Io e mio fratello fummo costretti a proseguire i lavori, ricordo che venne a parlarci il geometra SCOLARO che lavorava presso la società di DI SALVO, non so se assunto con la SUD EDIL SCAVI o con la CODIM. SCOLARO disse che era stato DI SALVO a dirgli di riferirci ciò. Noi per tali lavori non abbiamo avuto alcun compenso e siamo stati, per contro, costretti ad effettuare tali lavori senza alcun vantaggio. Abbiano tecnicamente seguito i lavori ma senza mai risultare perchè non avevamo partecipato alla gara d’appalto, perchè era una categoria che noi non possedevamo. I lavori erano stati aggiudicati ad una ditta di Gela, ma non ricordo la denominazione, ma posso dire che DI SALVO stava svolgendo i lavori tramite questa società.

omissis Questi sono gli unici episodi che mi vedono coinvolto con DI SALVO poiché eravamo costretti a farlo, poiché temevamo ripercussioni. Anche se non ci minacciava la sua fama di persona pericolosa ed appartenente alla mafia barcellonese ci incuteva quel timore e sapevamo di non poterci sottrarci alle sue richieste.

ADR: Si, in effetti, a differenza di quanto ho detto in precedenti verbali, ammetto di aver partecipato alle indicate turbative ed, in particolare, nelle occasioni in cui me lo richiedeva DI SALVO io davo la busta di offerta con la percentuale da lui indicatami, secondo il sistema organizzato da AQUILIA. Voglio precisare che io non partecipavo al sistema delle turbative organizzato da AQUILIA, ma come già detto, che mi resi disponibile soltanto perché costretto ad accettare le condizioni di DI SALVO, e quindi soltanto quando lui me lo richiedeva, presentando la busta con la percentuale da lui indicata.

Voglio precisare che per quanto riguarda l’appalto del Comune di Spadafora, a parte il nolo dei mezzi, il lavoro è stato eseguito esclusivamente dalla CO.GE.MAR. e la SUD EDIL SCAVI non ha dato alcun supporto tecnico e lavorativo.”.

 

MARCHETTA Maurizio, per altro verso, ha ammesso di conoscere di persona e di aver avuto affari in comune con lo stesso Saro CATTAFI, pur cercando di minimizzare il più possibile l’entità e qualità di tali rapporti.

Egli per altro verso, si è limitato ad affermare “… per come si diceva in giro… l’avvocato Cattafi aveva rapporti diretti con Giuseppe Gullotti”.

 

Verbale di interrogatorio di MARCHETTA Maurizio del 7.2.2011, ore 10,20.

omissis

ADR: Conosco l’avvocato Cattafi, al quale ho fatto causa. Il Cattafi, nell’anno 2001, con la sua famiglia era proprietario di un rudere situato in via Garibaldi di Barcellona, che intendevo parzialmente permutare, nel senso che io avrei fatto i lavori ed una parte dello stabile sarebbe rimasta a lui, mentre l’altra a me. Parte di questo rudere, o meglio la parte sana dello stesso, prospiciente in via Papa Giovanni, era affittato a tale Prestipino che si occupa di caldaie. Raggiungemmo l’accordo ed io feci il relativo progetto; aggiungo che i lavori li avrei fatti con un collega che ancora non avevo individuato. Poiché l’affittuario non lasciò l’immobile il programma fallì ed io, come detto, gli feci causa.

ADR: Ho saputo, per come si diceva in giro, che l’avvocato Cattafi aveva rapporti diretti con Giuseppe Gullotti, ma non ho notizie dirette su un suo coinvolgimento in organizzazioni criminali barcellonesi.

ADR: Non ho mai visto il Cattafi insieme a Salvatore Di Salvo.

omissis

ADR Ribadisco, anche se può apparire inverosimile, come mi contestano le SS.LL, che le mie conoscenze del Cattafi sono quelle di cui ho già detto nel precedente verbale.

omissis

 

Il dato che in questa sede rileva, e che si vuole sottolineare, è il seguente: le dichiarazioni di BISOGNANO Carmelo, laddove costui ha riferito che in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari egli stesso fu “dissuaso” dal partecipare alla gara ad opera del DI SALVO, il quale lo informò che a quell’opera erano interessati l’ “avvocato” e l’imprenditore Maurizio MARCHETTA, hanno trovato un riscontro; ciò perlomeno nella parte in cui lo stesso MARCHETTA ha ammesso di aver intessuto rapporti “particolari” con il DI SALVO e nutrito interessi comuni nel settore delle turbative d’asta, con l’ovvia conseguenza che proprio il DI SALVO era un soggetto che ben poteva essere in possesso di tali informazioni “riservate” sul conto dell’imprenditore MARCHETTA.

Per altro verso lo stesso MARCHETTA ha ammesso non solo di conoscere personalmente, ma di aver avuto anche affari in comune con lo stesso Saro CATTAFI, pur cercando di minimizzare, come già detto, l’intensità e la frequenza di tali rapporti.

 

  1. I “legami” di Rosario Cattafi con l’hotel Hilton di Portorosa.

Secondo il racconto di BISOGNANO Carmelo, egli, all’incirca nel 2003, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’albergo Hilton di Portorosa, fu “fermato” e puntualmente richiamato all’ordine da Sam DI SALVO, il quale lo “dissuase” dal suo proposito di sottoporre ad estorsione la ditta che si stava occupando di quei lavori; anche in quel caso DI SALVO lo invitò a fermarsi e desistere perché a quell’opera era interessato lo stesso Saro CATTAFI (“Per quanto riguarda l’albergo di Portorosa, posso dire che quando cominciò la costruzione ad opera dall’impresa Eurocostruzioni Paternò, se non erro, mandai Rottino Antonino sui cantieri, facendogli mettere una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio. Di Salvo, quando seppe questi fatti, mi disse di non andare avanti in quanto ci potevamo accontentare di 3 mila euro per le feste, perché interessava all’on.le Beninati e a Saro Cattafi, nel senso che erano coinvolti nella costruzione di questo albergo sin dal momento dell’erogazione dei finanziamenti. Andai, sempre su indicazioni del Di Salvo, dal capo cantiere per tranquillizzarlo ed egli nell’occasione mi diede la somma di 3 mila euro.).

In effetti, un’importante conferma a tali affermazioni è derivata dalle risultanze del procedimento 3518/2008 RGNR Mod. 21 – Procura di Messina, definito con richiesta di archiviazione.

La D.I.A. di Messina, nell’ambito del procedimento 3518/2008 RGNR (stralcio dal procedimento 862/2007) prendeva in esame, in particolare, la figura di GARRAFFO Barbaro, nato a Paternò l’1.1.1944, per una ipotesi di riciclaggio in ordine alla gestione dell’hotel Hilton di Portorosa.

La famiglia GARRAFFO di Paternò, cui appartiene GARAFFO Barbaro, controllava la società Eurocostruzioni spa, proprietaria dell’hotel Hilton Siciliy di Portorosa. La società Eurocostruzioni spa, con sede in Paternò via Vittorio Emanuele n. 424, ha come suo legale rappresentante GARRAFFO Giuseppe, nato a Catania il 14.11.1970, figlio di GARRAFFO Barbaro. Quest’ultimo, pur non risultando il legale rappresentante della società, di fatto ne risulta essere il gestore effettivo, essendo colui che materialmente intrattiene i rapporti con le amministrazioni pubbliche per l’assegnazione dei relativi appalti.

GARRAFFO Barbaro veniva arrestato in data 1.4.1989 dalla compagnia C.C. di Paternò per il reato di favoreggiamento personale, in quanto aveva favorito la latitanza di quattro soggetti, fra cui il noto FERRERA Giuseppe, detto “”U Cavadduzzu”, appartenente alla cosca FERRERA, di cui sono noti i legami con la famiglia SANTAPAOLA, per aver ospitato nella sua villa in c.da Vitelleria di Belpasso tali soggetti. GARAFFO Barbaro veniva condannato per il reato di favoreggiamento, mentre cadeva l’ipotesi associativa di 416 bis c.p. formulata a suo carico.

GARRAFFO Barbaro si avvale per l’espletamento della sua attività del genero BISIGNANO Fabio, figlio dell’ex sindaco di Furnari, BISIGNANO Franco Antonio (cfr. informative DIA di Messina dell’11.6.2207 e 9.11.2007). Dalle intercettazioni telefoniche esperite nel procedimento n. 862/2007 si evinceva che il GARRAFFO Barbaro era in stretti rapporti con l’onorevole Nino BENINATI. Infatti, da alcune conversazioni dell’aprile 2008 (telefonata n. prog. 718 del 12.4.2008; telefonata n. prog. 721 del 12.4.2008; telefonata n. prog. 820 del 15.4.2008; telefonata n. prog. 887 del 16.4.2008; RIT 312/2008), si evinceva che il GARRAFFO si era impegnato a favore del BENINATI per le elezioni politiche dell’aprile 2008. Sempre dalle intercettazioni telefoniche esperite nel procedimento n. 862/2007, risultava che il GARRAFFO era in contatti anche con Saro CATTAFI. In una conversazione telefonica del 20.5.2008 (telefonata n. prog. 476 del 20.5.2008; RIT 478/08) CATTAFI telefonava al GARAFFO Barbaro per perorare la riassunzione di un soggetto, già in servizio presso l’hotel di Portorosa, quale responsabile della sicurezza, che era stato da poco licenziato. Il GARAFFO esprimeva molta deferenza (“avvocato, non si deve dispiacere, non di deve scusare di niente, lei è un carissimo amico, per cui … se la possiamo fare una cosa la facciamo, io mi auguro che si possa fare… signor avvocato a disposizione sempre… no… è un piacere sentirla eh… mi saluti l’amico suo che poi è anche amico mio tra parentesi… è una squisita persona…”). In una successiva conversazione telefonica del 23.5.2008 (telefonata del 23.5.2008; RIT 478/08) il Garraffo veniva chiamato dal Cattafi che gli chiedeva un incontro; il Garraffo gli rispondeva che, se necessario, era disponibile ad incontrarlo quando voleva. Infine, in una conversazione telefonica del 27.5.2008 (telefonata n. prog. 819 del 27.5.2008; RIT 478/08) CATTAFI telefonava nuovamente al GARAFFO Barbaro per perorare la riassunzione. Quest’ultimo delegava il genero Fabio Bisignano alla risoluzione della vicenda. CATTAFI, nel corso della telefonata, si alterava quando GARAFFO Barbaro sosteneva che egli, ossia il GARAFFO stesso, aveva fatto delle cortesie in passato, forse delle assunzioni, in favore del CATTAFI (“…lei ne ha avuto gente da noi, non è che non ne ha avuto…”); il CATTAFI precisava che anche lui aveva fatto delle cortesie al GARAFFO, ma “nell’amicizia” (“… poi da parte mie le ho fatte, ma nell’amicizia… non si fa il peso di chi ne fa di più o meno…”) (cfr. note della DIA di Messina del 16.6.2008 e del 17.3.2010). Appare comprovata, in tal modo, una qualche forma di “interesse” del Cattafi, almeno in passato, verso la realizzazione e/o la gestione dell’hotel Hilton di Portorosa, così come dichiarato da Bisognano e, indirettamente, dallo stesso Gullo.

 

  1. I contatti fra Cattafi e l’avvocato SCIOTTO Francesco.

Si è già visto come BISOGNANO Carmelo abbia ricordato anche alcuni contatti verificatisi fra Saro CATTAFI ed importanti esponenti della politica regionale siciliana, fra cui l’avv. Francesco SCIOTTO (“…Con riferimento ai rapporti fra Saro CATTAFI e la politica e la Pubblica Amministrazione, posso riferire una serie di episodi, fra cui quello legato alle elezioni regionali, svoltesi nel 2001 o 2002. In quell’occasione vennero a trovarmi, BUCCERI Concetto, CALABRESE Tindaro, un tale Renato di cui non ricordo il cognome, Sindaco o vice sindaco del Comune di Letojanni, e l’onorevole SCIOTTO, forse di A.N.. Ci incontrammo a Portorosa, ci sedemmo ai tavolini di un bar che era chiuso ed in quell’occasione l’onorevole SCIOTTO mi chiese di raccogliere per lui i voti nell’ambito dei Comuni di Mazzarrà e Novara di Sicilia. Ricordo che l’onorevole SCIOTTO pronunciò la seguente frase: “Per Furnari sa vidi me cumpari Saru”, riferendosi alla persona di Saro CATTAFI. L’onorevole precisò che in cambio dei voti ci avrebbe corrisposto del denaro; io gli risposi che i soldi non mi servivano e che, al limite, una volta eletto avrebbe potuto contraccambiare il favore. Mi ricordo che in quel periodo noi avevamo ricevuto da RAMPULLA Sebastiano la disposizione di votare per l’onorevole CUFFARO, esponente dell’UDC…”). In effetti già la più volte menzionata informativa GI.CO. di Firenze del 3.4.1996 ha dimostrato i frequentissimi contatti telefonici verificatisi nel 1991 – 1992 fra le utenze in uso al CATTAFI e quelle in uso all’allora onorevole della Regione Siciliana ed assessore all’Industria, Francesco SCIOTTO. Inoltre, i rapporti di frequentazione tra il Cattafi e l’avvocato Sciotto Francesco sono stati documentati in alcuni atti di polizia, in particolare attraverso un’annotazione di servizio risalente al 30/09/1993, redatta dai C.C. della Stazione di Palermo Porta Montalto: in quella occasione veniva ufficializzato un controllo avvenuto in data 29.09.1993, alle ore 22.30, all’altezza dell’ingresso turistico dell’Assemblea Regionale Siciliana di una autovettura Wolkswagen Golf trg. ME409353, intestata a Cattafi Rosario Pio. Nell’occasione sopraggiungeva una Fiat Croma blindata di colore bleu, tg PA 09580, munita di paletta governativa sul parabrezza, dalla quale scendeva un individuo che subito dopo salito a bordo di quella Wolkswagen Golf. I due soggetti venivano identificati in Cattafi e Sciotto; quest’ultimo, fra l’altro, aveva dichiarato di svolgere l’incarico di Assessore all’Industria presso la Presidenza Regionale Siciliana e di “garantire” per il Cattafi.

(Vds allegata annotazione di servizio del 30.09.1993 redatta da militari della Stazione CC. di Palermo-Porta MOntalto)

Da ultimo, anche alcune intercettazioni nell’ambito dell’indagine “Ombra” hanno confermato i rapporti intercorrenti tra il Cattafi e lo Sciotto. Infatti, il 09/08/2011, nel corso di una conversazione intrattenuta tra la madre del Cattafi e la moglie dello Sciotto, la prima riferiva che “Franco” era “… cresciuto da loro” (cfr. annotazione ROS del 28.1.2012, in atti).

 

Conv. Progr. 12308 delle ore 20.4del 09.08.2011:

Cattafi Rosario chiama Laura portandole i ringraziamenti della madre per il pensiero avuto. Gliela passa al telefono. Donna Lina (madre del Cattafi) ringrazia Laura per l’olio che le ha mandato chiedendo altresì notizie di Franco. Donna Lina riferisce che Franco è cresciuto da loro.

 

  1. Le denunce presentate da Cattafi Rosario per le invasioni di terreni.

Come si è già detto in precedenza, il ruolo di assoluto rilievo del CATTAFI in seno alla famiglia barcellonese fu ribadito al BISOGNANO anche da un altro “numero uno” dell’organizzazione, quale BARRESI Eugenio; ciò in occasione di una banale controversia che si era venuta creare fra il CATTAFI e CALCO’ LABBRUZZO Salvatore per questioni di pascolo e di invasione di terreni (“Con riferimento a Saro CATTAFI, riferisco il seguente episodio verificatosi nel 1990-1991: CALCO’ LABRUZZO Salvatore, soggetto organico al nostro gruppo barcellonese, nel corso di una transumanza da Polverello verso Messina, stazionò con i propri animali in un terreno di proprietà della famiglia CATTAFI a Furnari, tuttora di proprietà di questa famiglia. A seguito di ciò, Saro CATTAFI, assieme al fratello, si recò dai Carabinieri e sporse una denuncia per pascolo abusivo. Venuto a conoscenza di tale circostanza, manifestai la mia sorpresa e meraviglia a BARRESI Eugenio, chiedendogli in tono piuttosto polemico: ”Saro CATTAFI, chi mistieri fa?, fa u sbirru o fa u mafiusu?”. Con ciò intendevo dire che il CATTAFI era a conoscenza del fatto che CALCO’ LABRUZZO fosse un soggetto a noi vicino. BARRESI Eugenio, evidentemente non contento di quel mio commento, mi disse che Saro CATTAFI era un soggetto che era di beneficio per tutto il gruppo e che non era il caso di fare commenti.”).

BISOGNANO ha ribadito questo concetto anche nel corso di una sua recente deposizione del 28.11.2011 nell’ambito del processo d’appello n. 796/2010 RG e 778/2009 RGNR (c.d. operazione “Sistema”). In quella sede il collaboratore affermava: “… Mi perdoni, prima voglio fare questa piccola premessa; nel ’90 succede un fatto, Calcò Labbruzzo Salvatore, uno dei nostri affiliati, fa l’allevatore… in tutta la sua famiglia fanno gli allevatori, nella sua transumanza, che va verso Messina, cioè da Montalbano sposta i suoi animali verso Messina nel periodo invernale, staziona in una proprietà in contrada Merlo, comune di Furnari… dovrebbe essere… di proprietà della famiglia Cattafi… Lì succede un inconveniente, vengono fatti degli esposti, o una querela, che non so che fine abbia fatto, ma penso… non sia stata portata oltre, poiché ci sono stati degli interventi sia da parte mia che da parte di Trifirò Giuseppe, perché saro Cattafi era andato a fare questo esposto che gli era stata invasa questa proprietà dalle mucche. Era una proprietà abbandonata, piena di rovi; c’è un fabbricato, ma era tutta piena di rovi… Lì io mi pronunciai in modo forse un po’ troppo violento, ma avendo appreso che il Cattafi faceva parte della nostra organizzazione, perché me l’aveva detto Trifirò Giuseppe, mi rivolsi verso la sua persona… non conoscendolo, perchè io mai personalmente ho avuto a che fare con Saro Cattafi, mi rivolsi con questa espressione:“Ma ‘stu cristianu che face? U sbirru o u mafioso?”, cioè può fare una cosa, non può fare ambedue le cose, anche perché lui sapeva che Calcò Labbruzzo Salvatore era un nostro appartenente, in quel contesto fui ripreso da Barresi Eugenio, buonanima, dicendomi di non usare queste espressioni nei riguardi dell’avvocato Cattafi, perché era una persona a noi vicina, organica a noi e che non era giusto che io… lo toccassi con queste frasi…”.

L’odierno indagato, con un recente esposto del 3.2.2012, ha sostenuto come il collaboratore, con riferimento a tale specifico episodio, abbia riferito cose assolutamente false: infatti, secondo l’assunto del Cattafi, egli aveva presentato una denuncia per invasione di terreni e pascolo abusivo inerente una sua proprietà sita effettivamente in contrada Merlo del comune di Furnari, ma contro CALCO’ LABBRUZZO Gino, e non contro CALCO’ LABBRUZZO Salvatore, e, soprattutto, nel marzo del 1999 e non certo nel 1990 – 1991, come invece aveva affermato il BISOGNANO. Inoltre egli non aveva assolutamente desistito da quell’azione, ma aveva invece ottenuto una condanna definitiva nei confronti di CALCO’ LABBRUZZO Gino, facendosi anche liquidare da costui una parte dei danni subiti (cfr. copia dell’esposto, in atti). In effetti, le ricerche poste in essere da parte del ROS CC di Messina non hanno consentito, almeno allo stato, di individuare altre denunce presentate in tempi antecedenti dal CATTAFI o dai suoi familiari, per fatti analoghi. Va però osservato, in primo luogo, che CALCO’ LABBRUZZO Gino altri non è che il fratello di CALCO’ LABBRUZZO Salvatore. Va parimenti osservato che era lo stesso CATTAFI che, nella sua denuncia – querela dell’1.4.1999 presentata presso la stazione C.C. di Furnari, sosteneva espressamente: “Preciso altresì che da diversi anni ho subito e riscontrato danni alle colture e ai fabbricati esistenti in loco. Per ultimo nello scorso mese di agosto ignoti hanno dato alle fiamme una parte del fondo, danneggiando e distruggendo diverse piante di ulivo.” (cfr. denuncia in atti). Ne consegue che appare altamente plausibile che il fatto riferito dal BISOGNANO, da collocarsi negli anni ’90 – ’91, quando era ancora in vita TRIFIRO’ Giuseppe, detto “Carabedda”, ucciso nell’agosto del 1991, nulla abbia a che fare con quello enunciato dallo stesso CATTAFI e verificatosi successivamente, nel marzo del 1999. Infatti appare provato come nel corso degli anni si sia svolto un contenzioso non indifferente con vari membri della famiglia CALCO’ LABBRUZZO, avente ad oggetto sempre il medesimo argomento: l’invasione di terreni ed il pascolo abusivo attuato da questi ultimi soggetti nei riguardi di una proprietà del CATTAFI, sita in contrada Merlo del comune di Furnari. A riprova di ciò è sufficiente indicare un’altra denuncia – querela presenta dal CATTAFI in data 21.1.2000 nei confronti di un altro fratello di CALCO’ LABBRUZZO Salvatore, Pietro, sempre per il medesimo motivo (cfr. denuncia in atti, allegata dallo stesso indagato). Appare del pari assolutamente plausibile che l’ “intervento” di Trifirò Carmelo e dello stesso BISOGNANO, menzionati dal collaboratore all’udienza del 28.11.2011 (“…vengono fatti degli esposti, o una querela, che non so che fine abbia fatto, ma penso… non sia stata portata oltre, poiché ci sono stati degli interventi sia da parte mia che da parte di Trifirò Giuseppe, perché saro Cattafi era andato a fare questo esposto…”), avessero prodotto il loro effetto, facendo in modo che il CATTAFI, almeno in quella prima occasione, avesse desistito dal proporre o comunque dal formalizzare una querela nei confronti di CALCO’ LABBRUZZO Salvatore. Non può non osservarsi, in definitiva, come il narrato del collaboratore, lungi dall’essere stato smentito, abbia invece ricevuto una indiretta conferma dalle stesse parole dell’odierno indagato.