BARCELLONA PG – L’OPERAZIONE ANTIMAFIA GOTHA 3, LE DICHIARAZIONI DEI PIU’ RECENTI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA: ROSARIO PIO CATTAFI SECONDO IL PENTITO CARMELO BISOGNANO. PRIMA PARTE

Cronaca da Messina e dintorniInchieste

PUBBLICHIAMO LA PRIMA PARTE DELLE DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA CARMELO BISOGNANO RELATIVE ALLA FIGURA DELL’AVVOCATO ROSARIO PIO CATTAFI, ARRESTATO NELL’OPERAZIONE ANTIMAFIA GOTHA 3 DEL 24-07-12. Le risultanze delle attività tecniche e dinamiche sviluppate dal ROS in quest’ultima operazione antimafia hanno consentito di dimostrare – stando alle conclusioni del provvedimento del GIP – l’appartenenza alla mafia del noto avvocato barcellonese CATTAFI Rosario Pio.

La mafia è diventata un crimine organizzato dal passato dal presente. La mafia non è altro che i criminali che si sono abbandonati in attività illegali come il trasferimento di documenti legali e gli accordi. La banda della mafia indulgere in altre attività illegali come il gioco d’azzardo, frode, prostituzione, transazioni di droga e simili. Qui è raffigurato un post di Knockout che descrive il gioco d’azzardo.

Sono state infatti meticolosamente riscontrate le dichiarazioni rese da alcuni recenti ed importanti collaboratori di giustizia della mafia barcellonese e catanese, i quali hanno indicato il CATTAFI come soggetto apicale dell’organizzazione barcellonese e collettore fiduciario dei proventi illeciti conseguiti dai membri apicali e storici delle due citate organizzazioni mafiose. Tale patrimonio info-investigativo ha dato riscontro alle dichiarazioni di altri numerosi soggetti che nel passato avevano descritto l’odierno indagato come organicamente inserito nella famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto ed intraneo alla famiglia mafiosa catanese di Cosa Nostra riconducibile a SANTAPAOLA Benedetto.

Cattafi Rosario Pio:
16) art. 416 bis c.p. per avere, unitamente a GULLOTTI Giuseppe, BARRESI Eugenio (deceduto), RAO Giovanni, ISGRO’ Giuseppe, CAMBRIA Francesco, DI SALVO Salvatore, BARRESI Filippo, OFRIA Salvatore, BISOGNANO Carmelo, CASTRO Alfio Giuseppe, TRAMONATANA Domenico (deceduto), SIRACUSA Nunziato, GULLO Santo ed altri soggetti ancora, nei confronti dei quali si è proceduto separatamente, fatto parte di un sodalizio mafioso riconducibile a “Cosa Nostra” siciliana denominato “famiglia barcellonese” e operante sul versante tirrenico della provincia di Messina. Il quale gruppo criminale, avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa natura contro la persona, il patrimonio, la Pubblica Amministrazione, l’ordine pubblico ed altro, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri. Nello specifico Cattafi Rosario manteneva i contatti fra i vertici dell’organizzazione barcellonese (in particolare GULLOTTI Giuseppe, BARRESI Eugenio – deceduto -, RAO Giovanni) ed altri sodalizi mafiosi riconducibili a “Cosa Nostra” siciliana, fra cui la famiglia SANTAPAOLA di Catania e “Cosa Nostra” palermitana. Fatto aggravato ex art. 416 bis cpv quanto a Cattafi Rosario per avere egli stesso, unitamente ad altri soggetti nei confronti dei quali si è proceduto separatamente, promosso, diretto ed organizzato l’associazione. Fatto aggravato ex art. 416 bis IV comma c.p. per tutti per essere l’associazione armata. Accertato in Barcellona Pozzo di Gotto e zone limitrofe, dai primi anni ‘70 circa sino alla data della presente richiesta.

  1. Le dichiarazioni di BISOGNANO Carmelo

BISOGNANO Carmelo ha rilasciato sulla figura di Rosario CATTAFI dichiarazioni dettagliate e molto particolareggiate. Egli ha affermato in modo molto netto che CATTAFI riveste in seno alla famiglia “Barcellonese” un ruolo di assoluto rilievo, essendo “… uno dei vertici della famiglia barcellonese, … il contatto diretto con le Istituzioni “deviate”, con ciò intendendo Politica, Pubblica Amministrazione, Magistratura e Forze dell’Ordine. Saro CATTAFI, anzi, in questo momento, è il numero uno dell’organizzazione barcellonese, mentre prima vi era GULLOTTI Giuseppe.”.
BISOGNANO ha precisato di non aver mai avuto incontri diretti con tale personaggio e ciò alla luce della grande circospezione con cui il CATTAFI stesso è solito operare. Il collaboratore, però, ha aggiunto che il ruolo di “uomo di rispetto” di tale personaggio gli è stato, da sempre, ribadito e confermato dai più importanti ed autorevoli esponenti dell’organizzazione barcellonese.
BISOGNANO ha affermato che tale ruolo gli è stato rivelato sin dal momento della sua affiliazione all’organizzazione barcellonese da un personaggio di grande rilievo della “famiglia” quale TRIFIRO’ Giuseppe, detto CARABEDDA, successivamente rimasto coinvolto in un attentato il 30.8.1991 (“Io non ho mai avuto contatti diretti con Saro CATTAFI, detto l’avvocato, ma li ho avuti per interposta persona. Ho saputo di lui e del suo ruolo al momento delle mia affiliazione, nel 1989, da TRIFIRO’ Giuseppe, il quale mi disse che Saro CATTAFI era vicino a Peppe GULLOTTI, detto l’avvocaticchio. Confermo che Saro CATTAFI si è recato a Catania insieme a GULLOTTI per parlare con SANTAPAOLA Benedetto, detto Nitto. Ovviamente questi incontri non si sono verificati nel periodo in cui SANTAPAOLA era latitante ed ospitato a Barcellona Pozzo di Gotto, circostanza già riferita. Saro CATTAFI si è recato in compagnia di GULLOTTI a Catania in più occasioni, sia per parlare delle dinamiche relative ai vari gruppi mafiosi, che per mantenere i contatti fra gli stessi, sia anche per risolvere i problemi che si erano verificati nella guerra di mafia tra i chiofaliani ed i barcellonesi. Ripeto che si è trattato di più incontri che si sono svolti fino ai primi anni’90. Questi incontri che si svolgevano a Catania erano risaputi da tutti i principali appartenenti al gruppo dei barcellonesi; a me, in particolare, questa circostanza è stata riferita sin dal momento delle mia affiliazione, o subito dopo, da TRIFIRO’ Giuseppe, detto “carrabedda”.”).
BISOGNANO, come si può notare, ha attribuito al CATTAFI un ruolo specifico in seno all’organizzazione barcellonese, che era quello di “mantenere i contatti” fra la famiglia barcellonese e quella dei SANTAPAOLA di Catania, facente capo al noto Nitto SANTAPAOLA (Saro CATTAFI si è recato in compagnia di GULLOTTI a Catania in più occasioni, sia per parlare delle dinamiche relative ai vari gruppi mafiosi, che per mantenere i contatti fra gli stessi, sia anche per risolvere i problemi che si erano verificati nella guerra di mafia tra i chiofaliani ed i barcellonesi. Ripeto che si è trattato di più incontri che si sono svolti fino ai primi anni’90.).
Il collaboratore ha poi specificato che i contatti ed i rapporti che CATTAFI e GULLOTTI allacciarono con Catania non si limitarono a Nitto SANTAPAOLA ma riguardarono anche il nipote Aldo ERCOLANO (“Saro CATTAFI ha avuto rapporti con Nitto SANTAPAOLA e con il nipote Aldo ERCOLANO. Sono venuto a conoscenza di tale circostanza a seguito delle vicissitudini legate alla guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, verificatasi tra il 1989 ed il 1995).
Il ruolo di assoluto rilievo del CATTAFI in seno alla famiglia barcellonese fu ribadito al BISOGNANO anche da un altro “numero uno” dell’organizzazione quale BARRESI Eugenio, in occasione di una banale controversia che si era venuta creare fra il CATTAFI e CALCO’ LABBRUZZO Salvatore per questioni di pascolo e di invasione di terreni (“ Con riferimento a Saro CATTAFI, riferisco il seguente episodio verificatosi nel 1990-1991: CALCO’ LABRUZZO Salvatore, soggetto organico al nostro gruppo barcellonese, nel corso di una transumanza da Polverello verso Messina, stazionò con i propri animali in un terreno di proprietà della famiglia CATTAFI a Furnari, tuttora di proprietà di questa famiglia. A seguito di ciò, Saro CATTAFI, assieme al fratello, si recò dai Carabinieri e sporse una denuncia per pascolo abusivo. Venuto a conoscenza di tale circostanza, manifestai la mia sorpresa e meraviglia a BARRESI Eugenio, chiedendogli in tono piuttosto polemico: ”Saro CATTAFI, chi mistieri fa?, fa u sbirru o fa u mafiusu?”. Con ciò intendevo dire che il CATTAFI era a conoscenza del fatto che CALCO’ LABRUZZO fosse un soggetto a noi vicino. BARRESI Eugenio, evidentemente non contento di quel mio commento, mi disse che Saro CATTAFI era un soggetto che era di beneficio per tutto il gruppo e che non era il caso di fare commenti.”)
Analoga cosa fu ribadita al BISOGNANO da parte di una altro importante esponente dell’organizzazione barcellonese, quale BARRESI Filippo, in occasione di un’estorsione commessa ai danni di MUNAFO’ Antonino, nel 1991 circa (“Con riferimento all’estorsione ai danni di MUNAFO’ Antonino… ricordo che costui, proprietario di un impianto di calcestruzzo nei pressi dello svincolo autostradale di Barcellona Pozzo di Gotto, subì una serie di danneggiamenti. In particolare, gli furono incendiate delle betoniere. Quando seppi questa notizia chiesi spiegazioni a BARRESI Filippo o a BARRESI Eugenio, anzi ora che ricordo meglio a BARRESI Filippo. Costui, alla mia richiesta di spiegazioni, mi disse esplicitamente: “’sa vidi l’avvocatu ‘pi sistimari sta cosa. Tutti cosi apposto è sistimatu”. Con ciò BARRESI Filippo intendeva dire che era intervenuto l’avvocato, ossia Saro CATTAFI, per sistemare quell’estorsione. Ribadisco ancora una volta che quando si parlava di avvocato all’interno del nostro gruppo dei barcellonesi, facevamo sempre riferimento a Saro CATTAFI e non a Pippo GULLOTTI, che, come ho già detto, noi chiamavamo “zu pippu cu fularu”. Non so per quale motivo si fosse interessato CATTAFI per quella estorsione; credo perché MUNAFO’ Antonino fosse conosciuto direttamente da costui, frequentandosi nell’ambito degli stessi circoli, fra cui il “CORDA FRATRES”, ma non ne sono certo. Comunque, da quel momento l’impianto di MUNAFO’ Antonino non ebbe più problemi.”).
Anche un altro esponente di punta dell’organizzazione barcellonese quale Sam DI SALVO esternò in più occasioni a BISOGNANO l’assoluta contiguità ed organicità del CATTAFI alla famiglia Barcellonese.
In una occasione DI SALVO manifestò a BISOGNANO i suoi timori circa la possibilità di essere indagato a Milano per traffico di armi insieme all’ “avvocato”, ossia proprio Saro CATTAFI (“Un’altra circostanza di cui mi sono ricordato, si è verificata a Milano Malpensa, nel 1998 circa, luogo ove io, Sam Di Salvo e Mastroeni Carmelo ci eravamo recati per motivi di lavoro. Eravamo impegnati nei lavori di realizzazione della viabilità esterna dell’aeroporto di Malpensa con la ditta Zinghini Michele, che aveva ottenuto l’appalto insieme alla ditta Brignoli di Bergamo. Siccome io e Di Salvo eravamo in quel periodo sottoposti alla sorveglianza speciale da parte del Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, ci eravamo preventivamente fatti autorizzare per spostarci a Milano. Quando ci trovavamo già a Milano, in una circostanza, DI Salvo ebbe a pronunciare questa frase:“va a finire che mi hanno indagato, qua a Milano, per traffico di armi!”. Quando io chiesi spiegazioni su tale frase, Di Salvo mi fece il nome dell’“avvocato”, con chiaro riferimento a Saro Cattafi…”).
In un’altra occasione, DI SALVO non esitò a “mettere a posto” e a richiamare all’ordine BISOGNANO, dal momento che costui stava chiedendo informazioni su alcuni lavori che si sarebbero dovuti svolgere a Furnari e che interessavano anche al CATTAFI: ovviamente un tale riguardo si spiegava solo con il fatto che il CATTAFI era un personaggio autorevole dell’organizzazione, rispetto al quale anche un soggetto come BISOGNANO era costretto a fare un passo indietro (“Verso la fine degli anni 90 inizi 2000, l’impresa di tale Durante di Trapani si aggiudicò i lavori di consolidamento della strada che conduceva alla discarica di Furnari. A sua volta la medesima impresa subappaltò i lavori alle imprese di Sottile Sebastiano e di Imbesi Mario, entrambe di Terme Vigliatore. All’epoca il sindaco del Comune di Furnari era Cattafi Agostino, fratello dell’Avvocato Cattafi Rosario di Barcellona P.G., quest’ultimo vero padrone del Comune, il quale decideva personalmente a chi aggiudicare le gare d’interesse. Poiché questa situazione non era stata da me gradita, mi sono recato presso l’ufficio tecnico del Comune di Furnari dove sapevo che vi era il geometra Puliafico Emilio, il quale era notoriamente avverso a manipolazioni delle gare. Il mio obiettivo era quello di far sapere al Cattafi Rosario che quella situazione non mi trovava d’accordo. Dopo questa mia iniziativa, fui chiamato da Sem Di Salvo il quale mi disse di non occuparmi più della vicenda in quanto era d’interesse “dell’Avvocato”, termine con cui era conosciuto Rosario Cattafi.”).
Analoga situazione si verificò nel 2001 – 2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari: anche in questo caso si fece avanti BISOGNANO, il quale “chiese alcune buste” a DI SALVO per partecipare alla gara, ricevendo per tutta riposta un invito a lasciar perdere dal momento che vi era interessato anche l’ “avvocato”, insieme all’imprenditore Maurizio MARCHETTA (“Un’altra circostanza che riguarda Maurizio MARCHETTA si è verificata dopo la sua elezione, nel 2001-2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari. Quando venne pubblicato il bando, io mi interessai a quei lavori; avevo l’intenzione di partecipare alla gara per mezzo dell’impresa TRUSCELLO, eventualmente associata al 20% con un’altra impresa in possesso dei requisiti necessari. A tale scopo contattai Sam DI SALVO, al quale chiesi di procurarmi alcune buste per partecipare alla gara ed anche al fine di individuare un’impresa con cui associarmi. Appena gli comunicai questa mia intenzione, Sam DI SALVO mi bloccò immediatamente dicendomi: “Lassa peddiri picchì c’è tutti cosi sistimati… è una cosa nostra, se la sta vedendo Maurizio con l’avvocatu”. Non chiesi chi fosse tale avvocato, ma era ovvio che DI SALVO si riferiva, a Saro CATTAFI, da noi tutti conosciuto come “l’avvocato”).
DI SALVO “intervenne” anche in un’altra circostanza, all’incirca nel 2003, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’albergo Hilton di Portorosa: anche in quel caso BISOGNANO fu “fermato” e puntualmente richiamato all’ordine da DI SALVO poiché il BISOGNANO stesso voleva sottoporre ad estorsione la ditta che si stava occupando dei lavori; anche in quel caso DI SALVO lo invitò a fermarsi e desistere perché a quell’opera era interessato lo stesso Saro CATTAFI (“Per quanto riguarda l’albergo di Portorosa, posso dire che quando cominciò la costruzione ad opera dall’impresa Eurocostruzioni Paternò, se non erro, mandai Rottino Antonino sui cantieri, facendogli mettere una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio. Di Salvo, quando seppe questi fatti, mi disse di non andare avanti in quanto ci potevamo accontentare di 3 mila euro per le feste, perché interessava all’on.le Beninati e a Saro Cattafi, nel senso che erano coinvolti nella costruzione di questo albergo sin dal momento dell’erogazione dei finanziamenti. Andai, sempre su indicazioni del Di Salvo, dal capo cantiere per tranquillizzarlo ed egli nell’occasione mi diede la somma di 3 mila euro.).
BISOGNANO, pur ribadendo di non aver avuto contatti diretti con CATTAFI, ha specificato che costui ha continuato a relazionarsi con i massimi rappresentanti dell’organizzazione barcellonese anche dopo l’arresto e la conseguente uscita di scena, almeno dal punto di vista strettamente operativo, di Pippo GULLOTTI: infatti il collaboratore ha riferito che CATTAFI mantiene stretti contatti con RAO Giovanni, attuale numero uno dell’organizzazione, tramite CAMBRIA Francesco; BISOGNANO ha aggiunto che quegli incontri, coperti dalla massima circospezione, si verificavano in una villetta in località Sajatine di Furnari, di proprietà del CAMBRIA (“Ripeto, io non avevo contatti diretti con Cattafi, che invece ha Giovanni Rao tramite Cambria Francesco, dipendente comunale che lavora all’autoparco situato vicino alla vecchia stazione di Barcellona. Lo stesso possiede una villetta in località Saiatine di Furnari ove spesso si tengono delle riunioni tra Rao, Cattafi, Di Salvo e lo stesso Cambria. … … Come ho già detto in altri verbali, RAO Giovanni era solito incontrarsi con Saro CATTAFI presso la villa di CAMBRIA Francesco, ubicata in località Sajatine di Furnari. Ricordo che in più di un occasione RAO Giovanni mi ha rivolto esplicitamente la seguente frase: “‘na mu avvidiri cu Ciccinu”, con ciò intendendo che si doveva incontrare presso la villa di contrada Sajatine con CAMBRIA Francesco e Saro CATTAFI. Dunque, quando lui mi diceva queste cose, io capivo che si doveva incontrare con Saro Cattafi per il tramite di Ciccio CAMBRIA, per parlare di qualche argomento che interessava l’organizzazione. Del resto RAO Giovanni non aveva alcuna necessità di vedersi proprio a Furnari con Ciccino CAMBRIA, considerato che si poteva incontrare con costui a Barcellona o presso l’impianto della ditta CEP. In ogni caso, RAO Giovanni non mi ha mai detto esplicitamente che gli incontri a Sajatine avvenivano con Saro CATTAFI. Tali incontri si sono verificati almeno fino all’anno duemila.”).
BISOGNANO ha anche illustrato un recente episodio che si è verificato nel 2008, prima della sua uscita dal carcere, quando ancora si trovava detenuto a L’Aquila in regime di 41 bis O.P.: in quella circostanza egli fu avvicinato da Aldo ERCOLANO, il quale gli chiese di portare un messaggio proprio a Saro CATTAFI: in particolare costui chiedeva la restituzione di un “qualcosa”, molto probabilmente del denaro, che aveva dato in precedenza proprio al CATTAFI; ERCOLANO aggiunse che “Saro” già “sapeva come doveva fare”, ossia sapeva come doveva comportarsi.
Il collaboratore ha precisato che egli, una volta liberato, obbedì e si recò presso la farmacia del nipote di Cattafi, Gaspare, portando quell’importante ambasciata (“Un altro episodio, che si è verificato subito dopo la mia uscita dal carcere è il seguente: quando ancora mi trovavo detenuto al carcere di l’Aquila, ho avuto modo di parlare con Aldo ERCOLANO, anch’egli detenuto a l’Aquila al 41 bis O.P.; riuscivamo a parlare attraverso le nostre rispettive celle, che si trovavano in due piani diversi, ma vicine tra loro. Costui era referente del clan SANTAPAOLA di Catania e personaggio di rilievo di tale gruppo. ERCOLANO mi chiese se Saro CATTAFI fosse detenuto e quando io gli risposi che era fuori, mi disse: “digli a Saro di farmi avere quello che gli ho dato”, con ciò pretendendo la restituzione di un qualcosa, che non mi specificò. Più specificatamente mi disse: “mi faci aviri ddri cosi… iddu sapi comu ava a fari”. Quando uscii dal carcere, dopo qualche tempo, io mi recai presso la Farmacia del fratello di Saro CATTAFI, Agostino, sita in Furnari ed incontrai il figlio di quest’ultimo, al quale chiesi se potevo incontrare suo zio Saro. Nonostante costui mi assicurò che mi avrebbe fatto parlare con Saro CATTAFI, io, non ho mai avuto la possibilità di parlare con tale soggetto.”).
BIOSGNANO ha aggiunto che quel messaggio gli fu comunicato con estrema circospezione dall’ERCOLANO, così come avviene di consueto quando si tratta di messaggi scambiati fra soggetti appartenenti a famiglie mafiose (“Aldo ERCOLANO mi riferì di recapitare quel messaggio a “Saro” usando grande circospezione e cautela dal momento che si trattava di messaggi che venivano scambiati fra soggetti appartenenti a famiglie mafiose; non si trattò certo di una normale comunicazione che poteva essere fatta tranquillamente alla luce del sole fra soggetti carcerati. Specifico che proprio a causa di ciò Aldo ERCOLANO mi riferì quel messaggio in modo estremamente veloce e sintetico proprio per non destare l’attenzione degli agenti di polizia penitenziaria che erano posti a dieci, quindici metri dalle nostre celle. Capitava però che qualche frase venisse scambiata abitualmente anche tra gli appartenenti a celle diverse e gli agenti per tale motivo non si insospettirono a seguito di quel rapido scambio di frasi fra me ed ERCOLANO.”).

Si riportano ora le dichiarazioni di BISOGNANO Carmelo:
Saro Cattafi capo dell’organizzazione
ADR:Per quanto mi consta, fanno tuttora parte del gruppo di Barcellona P.G., almeno sino al febbraio 2009, data in cui sono stato arrestato per l’operazione “Sistema”, oltre a GULLOTTI Giuseppe, Saro CATTAFI, CAMBRIA Francesco, RAO Giovanni, OFRIA Salvatore, DI SALVO Salvatore, BARRESI Filippo, BARRESI Eugenio (defunto), BISOGNANO Carmelo… I soggetti che sinora ho menzionato sono, attualmente, tutti partecipi del gruppo dei barcellonesi. (verbale del 20.12.2000)

A.D.R. Specifico che Saro CATTAFI è uno dei vertici della famiglia barcellonese, ed è il contatto diretto con le Istituzioni “deviate”, con ciò intendendo Politica, Pubblica Amministrazione, Magistratura e Forze dell’Ordine. Saro CATTAFI, anzi, in questo momento, è il numero uno dell’organizzazione barcellonese, mentre prima vi era GULLOTTI Giuseppe. Saro CATTAFI, per quanto a mia conoscenza, è avvocato, ma non esercita tale professione. (verbale del 25.11.2010)
In questo contesto, Rosario Cattafi è colui che controlla tutta la mafia barcellonese e costituisce il contatto con tutti gli organi istituzionali. Infatti, come già riferito, ho fatto pervenire al Cattafi, tramite il nipote, un messaggio di Aldo Ercolano, esponente della mafia catanese. (verbale del 7.1.2011)

A.D.R.:Come già riferito in precedenti verbalizzazioni, confermo che Saro CATTAFI è il numero uno dell’organizzazione barcellonese e, in ragione di tale ruolo, è in contatto diretto con le istituzioni, con ciò intendendo politica, pubblica amministrazione, Forze dell’Ordine e Magistrati. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Specifico che nel nostro ambiente mafioso Pippo GULLOTTI è soprannominato “l’avvocaticchio”, mentre Saro CATTAFI è inteso “l’avvocato”. Anzi, ad essere più precisi, noi non ci riferivamo a GULLOTTI con il soprannome “avvocaticchio” ma con quello di “zu Peppinu cu fularu”, così intendendo che era solito portare il foulard. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Io non mi sono mai incontrato personalmente con Saro CATTAFI, non ci ho mai parlato, e l’ho visto al massimo due o tre volte. (verbale del 20.1.2011)

ADR: la foto nr. 13, se non erro, poiché l’ho visto pochissime volte, dovrebbe raffigurare Saro CATTAFI. (verbale del 2.3.2011)

A.D.R.: ho già riferito di avere più volte consegnato i proventi delle estorsioni a Sam DI SALVO e a RAO Giovanni, mentre non ho mai consegnato personalmente denaro a Saro CATTAFI. Quando ho consegnato i soldi a Sam DI SALVO o a RAO Giovanni, costoro innanzi a me non hanno mai detto esplicitamente che una quota era destinata a Saro CATTAFI. (verbale del 20.1.2011)

ADR: Ripeto, io non avevo contatti diretti con Cattafi…. (verbale del 7.1.2011)

La conoscenza del ruolo di Cattafi per bocca di Carabedda, nel 1989
A.D.R.: Io non ho mai avuto contatti diretti con Saro CATTAFI, detto l’avvocato, ma li ho avuti per interposta persona. Ho saputo di lui e del suo ruolo al momento delle mia affiliazione, nel 1989, da TRIFIRO’ Giuseppe, il quale mi disse che Saro CATTAFI era vicino a Peppe GULLOTTI, detto l’avvocaticchio. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Confermo che Saro CATTAFI si è recato a Catania insieme a GULLOTTI per parlare con SANTAPAOLA Benedetto, detto Nitto. Ovviamente questi incontri non si sono verificati nel periodo in cui SANTAPAOLA era latitante ed ospitato a Barcellona Pozzo di Gotto, circostanza già riferita. Saro CATTAFI si è recato in compagnia di GULLOTTI a Catania in più occasioni, sia per parlare delle dinamiche relative ai vari gruppi mafiosi, che per mantenere i contatti fra gli stessi, sia anche per risolvere i problemi che si erano verificati nella guerra di mafia tra i chiofaliani ed i barcellonesi. Ripeto che si è trattato di più incontri che si sono svolti fino ai primi anni’90.
A.D.R.: Questi incontri che si svolgevano a Catania erano risaputi da tutti i principali appartenenti al gruppo dei barcellonesi; a me, in particolare, questa circostanza è stata riferita sin dal momento delle mia affiliazione, o subito dopo, da TRIFIRO’ Giuseppe, detto “carrabedda”. Proprio a causa di queste confidenze ricevute dal “carrabedda”, io successivamente ebbi a fare quella battuta polemica nei confronti delle stesso CATTAFI quando seppi della transumanza di CALCO’ LABRUZZO Salvatore e della denuncia del CATTAFI contro quest’ultimo.
A.D.R.:Non so come CATTAFI si spostasse materialmente a Catania, o come avvenissero i suoi spostamenti a Barcellona Pozzo di Gotto. (verbale del 20.1.2011)

Le “andate” a Catania ed i rapporti con Nitto Santapaola e Aldo Ercolano
Saro CATTAFI ha avuto rapporti con Nitto SANTAPAOLA e con il nipote Aldo ERCOLANO. Sono venuto a conoscenza di tale circostanza a seguito delle vicissitudini legate alla guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, verificatasi tra il 1989 ed il 1995. In quel contesto ho saputo che GULLOTTI Giuseppe scese a Catania in compagnia di Saro Cattafi, per incontrare Nitto SANTAPAOLA. (verbale del 19.1.2011)

La latitanza di Santapaola nel 92-93
Il ruolo sopra descritto del Cattafi era identico anche durante la libertà di Giuseppe Gullotti ed intratteneva, sin da quei tempi, rapporti diretti con Nitto Santapaola, per come mi venne detto da Trifirò Giuseppe. Sempre con riferimento ai rapporti tra Cattafi e Nitto Santapaola, posso dire che quest’ultimo trascorse, negli anni ’92 – ’93, per intervento del primo, un periodo di latitanza a Barcellona, custodito dal nostro gruppo.
ADR: Venni notiziato di questa latitanza da Salvatore Di Salvo, il quale mi disse che c’era lo “zio” in giro, termine con il quale intendevamo il Santapaola. Le ragioni di questa confidenza risiedevano nel fatto che Di Salvo mi diede raccomandazioni di non farmi vedere troppo spesso, per non destare l’attenzione delle Forze dell’Ordine nella zona della pescheria ove Di Salvo lavorava e nei cui pressi si nascondeva Santapaola.
ADR: In questa latitanza non ebbi alcun ruolo e per questa ragione non so altro. Certo che se Santapaola è stato a Barcellona l’intervento è stato di Cattafi; può darsi che Castro è a conoscenza di ciò, anche se all’epoca era vicina a Salvatore Pulvirenti, detto “u Malpassotu”, il quale all’epoca non era collaboratore di giustizia. (verbale del 7.1.2011)

Le “critiche” a Cattafi e le dichiarazioni di Barresi Eugenio, nel 1990 – 1991
A.D.R.: Con riferimento a Saro CATTAFI, riferisco il seguente episodio verificatosi nel 1990-1991: CALCO’ LABRUZZO Salvatore, soggetto organico al nostro gruppo barcellonese, nel corso di una transumanza da Polverello verso Messina, stazionò con i propri animali in un terreno di proprietà della famiglia CATTAFI a Furnari, tuttora di proprietà di questa famiglia. A seguito di ciò, Saro CATTAFI, assieme al fratello, si recò dai Carabinieri e sporse una denuncia per pascolo abusivo. Venuto a conoscenza di tale circostanza, manifestai la mia sorpresa e meraviglia a BARRESI Eugenio, chiedendogli in tono piuttosto polemico: ”Saro CATTAFI, chi mistieri fa?, fa u sbirru o fa u mafiusu?”. Con ciò intendevo dire che il CATTAFI era a conoscenza del fatto che CALCO’ LABRUZZO fosse un soggetto a noi vicino. BARRESI Eugenio, evidentemente non contento di quel mio commento, mi disse che Saro CATTAFI era un soggetto che era di beneficio per tutto il gruppo e che non era il caso di fare commenti. Non ricordo se in quella stessa occasione o in un’altra BARRESI Eugenio mi disse che CATTAFI aveva contatti con il magistrato…OMISSIS…, tramite GULLOTTI. (verbale del 19.1.2011)
Tornando a Rosario Cattafi devo aggiungere che con lo stesso abbiamo avuto dei contrasti verbali agli inizi degli anni novanta. Tale Calcò Labruzzo Salvatore, un allevatore di bestiame inserito nell’organizzazione, durante la transumanza invernale ha stazionato alcuni giorni in un terreno ubicato in contrada Merlo tra Mazzarrà e Furnari, di proprietà della famiglia Cattafi, il quale, venuto a conoscenza di questo episodio, fa sporgere denunzia al padre ai Carabinieri contro il Calcò Labruzzo per pascolo abusivo. La cosa ci sorprese perché, sapendo che il Calcò Labruzzo era inserito nell’organizzazione, avrebbe potuto farlo redarguire senza chiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine. Tramite Giuseppe Gullotti, con il quale avevo rapporti diretti, gli feci sapere che ero risentito di questo comportamento proveniente proprio da un personaggio del nostro gruppo. (verbale del 7.1.2011)