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POST RI-CIEDE WEIGT LOSS

La gravidanza è la fase cruciale nella vita di ogni donna. È il momento in cui la donna in particolare dovrebbe essere presa cura della salute dagli altri e da sola. Generalmente, le donne incinte si nutrono di più per il feto a crescere in modo sano. L’assunzione varia dal latte alle cose nutrienti come noci, frutta secca, frutta, verdura e simili. Questo porta automaticamente la madre ad aumentare il doppio del peso di quello che sono. Dopo la nascita del bambino, la madre deve ancora prendere di lei per nutrire il bambino sano e per ottenere l’energia persa durante il periodo della gravidanza. Questo si aggiunge al loro peso corporeo. Questo non è un problema serio fino a quando il bambino ha 6-8 mesi. La riduzione del peso può essere presa in considerazione attraverso alcune delle misure come la seguente dopo questo periodo di tempo.
L’allattamento al seno dovrebbe essere fatto un must: In questo mondo moderno, alcune madri moderne non indulgere nell’attività di allattamento al seno. Il fatto negativo dietro è che lascia il seno irsuto e informe. Ma il lato positivo è che ci fa bruciare 500 calorie al giorno. Inoltre, l’allattamento al seno è molto buono anche per il bambino.
Pratica della dieta e della nutrizione equilibrate: la madre che si nutre ha bisogno di più energia. Tale energia dovrebbe essere acquisita in modo più forte mangiando verdure piuttosto che i dolci e simili.
o Si consiglia di mangiare il cibo ricco di proteine o il cibo ricco di fibre per l’inizio della giornata.
o Il cibo può essere tagliato in pozioni piuttosto che i 3 grandi pasti. È buono pascolare su frutta ricca di acqua, verdure e germogli.
o Il cibo ricco di ferro li serve anche molto bene.
o Per un migliore processo di digestione senza gonfiore è bene e buono nutrirsi dei prodotti alimentari fermentati.
Ci sono alcuni integratori alimentari che possono essere utilizzati per lo scopo di perdite di peso. Ma, prima di utilizzare tali integratori si dovrebbe obbligatoriamente consultare il medico o il dietologo se potevano prendere tale iniziativa.
Ci sono alcune cinghie dimagranti e patch dimagranti (Sliminazer) disponibili sul mercato che serve anche allo scopo della perdita di peso. L’uso di tali prodotti dovrebbe anche essere consultato con il medico o gli esperti per i risultati migliori
Allenamenti: Semplice movimento fisico può essere fatto in nome di esercizio fisico, yoga, aerobica, camminare, fare jogging, nuotare, ecc. Questo dovrebbe seguire anche sotto la guida del formatore fisico.

Look Migliorare Suggerimenti per gli Uomini

Ogni giovane uomo avrà il desiderio di rimanere bello e conquistare molti cuori. Non è così difficile realizzare il tuo sogno. Continua a leggere per sapere come migliorare facilmente il tuo look:
Rasatura pulita: una rasatura pulita migliora notevolmente la tua personalità. Aumenta il bagliore del tuo viso e la gente vorrebbe rivedere il tuo viso. Anche se si vuole avere una barba elegante, mantenerlo nella giusta forma. Tenere una barba rasata per settimane rovina la forma della barba e danneggia il tuo look. Al contrario, una rasature pulite dà un’impressione pulita.
Dieta nutriente: La salute interiore aiuta a migliorare facilmente il tuo aspetto. Si aggiunge al bagliore della pelle. Un pasto nutriente può certamente migliorare la vostra salute. Può costruire fortemente i muscoli e l’immunità. Può aiutarti ad affrontare problemi come la perdita dei capelli, l’ingrigimento precoce, le infezioni della pelle e la stanchezza. Un pasto equilibrato può anche migliorare la salute degli organi vitali. Prendersi cura della vostra salute affrontando immediatamente i problemi di salute aiuterà a lungo termine per evitare i sintomi di invecchiamento. Se avete altri problemi di salute come l’infiammazione nella ghiandola prostatica, consumando una buona medicina come Prostero li curerà immediatamente. Normalmente tali problemi di salute influenzano la fiducia e rendono un uomo noioso dall’aspetto.
Migliora il tuo guardaroba: indossa i colori che si adattano al tono del tuo corpo. Il montaggio dei tuoi vestiti dovrebbe essere perfetto- non così stretto o non così sciolto. Inoltre, assicurati di indossare gli abiti giusti per l’occasione giusta. Ad esempio, per un importante incontro d’ufficio, indossare un costoso usura formale che aggiunge alla vostra capacità di influenzare. D’altra parte, puoi indossare un Tee casual e jeans per una giornata o un appuntamento. Accessori come portafoglio, cravatta, scarpe, ecc sono molto importanti per migliorare l’aspetto.
Salute dentale: L’alito cattivo danneggia completamente il tuo aspetto anche se indossi l’abbigliamento più adatto. Garantire una corretta igiene orale. Spazzolare due volte al giorno ed evitare il consumo frequente di alimenti che causano alito cattivo lavorerà positivamente verso l’alito buono.
Sudore: Tutti gli sforzi che fai per migliorare il tuo aspetto saranno suddivisi in pezzi se hai un cattivo odore. Cambia i tuoi abiti tre volte al giorno se il tuo corpo suda in modo anomalo. Utilizzare profumi di buona qualità e lozioni ascelle può aiutare a ridurre l’odore del sudore.
Esercizio: Esercitare regolarmente in modo da sbarazzarsi di grasso indesiderato nella regione del ventre. Questo espanderà anche il petto e proietti le braccia in modo abbastanza buono.

MESSINA: RACKET DELLE ASSUNZIONI. CONDANNA PER BONAFFINI E SPARTA’

Obbligavano ad assumere i loro “protetti” facendoli lavorare in un grande supermercato della zona sud. Non servivano curriculum, bastava la “segnalazione” di Antonino Spartà, fratello del boss mafioso di Santa Lucia sopra Contesse, Giacomo. Dopo le indagini sulla vicenda, risalente al 2009, la parola definitiva dei giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Messina, che hanno condannato a tre anni e mezzo Antonino Spartà e ad un anno e otto mesi di reclusione Saro Bonaffini, commerciante di pesce e costruttore, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Spartà e coinvolto nel maxisequestro preventivo di beni per circa 450 milioni di euro.

BARCELLONA PG: Concessione edilizia irregolare. Notificati tredici avvisi di garanzia. Contestato l’abuso d’ufficio. Quasi tutti tecnici e un ex maresciallo GdF

A più di due anni dall’apertura dell’inchiesta giudiziaria “Tsunami” su politica e malaffare,

Uno tsunami è una lunga e un’alta ondata di mare. Questo è causato da un terremoto. Guardate questo ora per sapere che cosa provoca tsunami. Queste onde sono giganti e possono anche essere causati a causa di qualche eruzione vulcanica sotto il mare. Se nelle profondità dell’acqua non aumenta a grandi altezze.

rispolverata dai vecchi cassetti dopo l’insediamento del Procuratore capo Salvatore De Luca, i sostituti procuratori Francesco Massara e Giorgio Nicola, hanno concluso con la notifica di 13 avvisi di garanzia l’indagine con cui si contesta il reato di abuso d’ufficio in concorso a funzionari comunali e componenti di commissione edilizia in carica nel 2005. Sono in tutto 13 le persone raggiunte da avviso di garanzia a sette anni dai fatti contestati. Sono indagati l’ex maresciallo della Guardia di finanza Santi Pino, 66 anni; il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Barcellona, ing. Orazio Mazzeo, 61 anni; il suo predecessore ing. Gaetano Calabrò, 64 anni; il costruttore edile Giovanni Arlotta, 68 anni; il tecnico progettista e direttore dei lavori, ing. Giuseppe Settineri, 70 anni; i componenti pro tempore della commissione edilizia comunale in carica nel 2005; l’ex assessore comunale all’urbanistica Luciano Antonino Genovese, 57 anni nella qualità di presidente ed i commissari dell’epoca Carmelo Biagio Genovese, 70 anni; Antonino D’Amico, 72 anni; Vincenzo La Scala, 74 anni; Carmelo Antonino Giannetto, 59 anni; l’ex assessore comunale Amedeo Gitto, 62 anni; il dirigente sanitario Antonino Iannello, 58 anni e Franco Antonio Giunta, 44 anni. L’accusa per tutti è di abuso d’ufficio in concorso per il rilascio di una concessione edilizia la n. 58 del 28 aprile del 2005. L’inchiesta ha evidenziato una concessione edilizia, con mutamento di destinazione d’uso, per favorire – secondo l’ipotesi investigativa – l’imprenditore edile di Barcellona Giovanni Arlotta, proprietario del complesso immobiliare ubicato in via Kennedy a Pozzo di Gotto, accanto al torrente Idria e l’amministratore pro- tempore del gruppo commerciale “Fiorino snc”, (nel frattempo deceduto) che negli scantinati dell’immobile ha aperto un ipermercato. Tra gli indagati, indicato come “istigatore del reato di abuso d’ufficio”, l’ex maresciallo della Guardia di Finanza Santi Pino, all’epoca dei fatti comandante della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura. La vicenda oggetto dell’indagine è riportata con ampiezza di documentazione, anche fotografica, nell’informativa dell’inchiesta “Tsunami”, in coincidenza dell’ispezione ministeriale compiuta al Comune di Terme Vigliatore e conclusasi con lo scioglimento degli organi amministrativi dell’ente. L’inchiesta dei carabinieri ha anche documentato con riprese fotografiche ed intercettazioni un incontro avvenuto ai caselli dell’A20 il 25 aprile del 2005 tra il maresciallo Pino, che secondo l’accusa faceva da tramite tra l’ing. Calabrò e l’imprenditore interessato alla Variante, concessa poi tre giorni dopo, il 28 aprile. A rilasciare l’atto fu l’allora caposervizio ing. Orazio Mazzeo; il beneficiario della concessione, il costruttore edile Giovanni Arlotta. L’elenco poi continua con i componenti della Commissione edilizia che avevano espresso parere favorevole al rilascio della concessione. L’organismo nel 2005 era presieduto dall’ex assessore all’urbanistica di Palazzo Longano, ing. Luciano Genovese. Tra gli indagati, quale componente della stessa commissione, l’ex assessore ed ex consigliere provinciale di centrosinistra, l’ing. Amedeo Gitto. Secondo l’ipotesi accusatoria gli indagati, in concorso, ma ognuno per le proprie competenze, violando la legge e il regolamento edilizio avrebberoautorizzato il mutamento di destinazione d’uso del secondo piano sottostrada dell’edificio dove poi è stato realizzato un ipermercato, nonostante la realizzazione del fabbricato fosse prevista in totale difformità al piano di lottizzazione e al Prg. Secondo l’accusa, la difformità sarebbe consistita in un aumento delle volumetrie e di un’altezza maggiore dell’edificio rispetto a quella consentita dal piano di lottizzazione e dallo strumento urbanistico. Con una falsa rappresentazione dei luoghi veniva autorizzata anche la modifica del sottotetto del complesso consentendo al proprietario di realizzare unità immobiliari con terrazzi in contrasto con il Prg. La concessione sarebbe stata tra l’altro rilasciata in assenza del parere obbligatorio dell’Ufficio tecnico. L’area è indicata dalla Regione a rischio alluvionale. Nella difesa sono impegnati gli avv. Franco Calabrò, Tommaso Calderone, Benedetto Calpona, Leopoldo D’Amico, Giuseppe Lo Presti, Giovanni Munafò, Maria Rita Genovese, Melangela Scolaro, Carmelo Mazzeo, Massimo Alosi, Giuseppina Siracusa. LEONARDO ORLANDO – GDS

CONTINUA…: Scienze politiche, le lauree sono a rischio. Il rettore Tomasello: «Il problema esiste ma spero venga risolto presto o dovrò commissariare la facoltà»

Hanno studiato per anni, a costo di grandi sacrifici loro e delle famiglie che li hanno mantenuti all’Università. Ma adesso la loro futura laurea è in discussione. Una storia già sentita, alle nostre latitudini. Esattamente nell’ottobre scorso quando alla facoltà di Scienze politiche scoprirono che 36 laureati rischiavano di vedere invalidate i propri diplomi a causa di una difformità tra il manifesto degli studi e l’offerta formativa. Alla fine tutto si risolse con una sanatoria del ministero e i laureati tirarono un sospiro di sollievo. Ma ci sono ricascati. E se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. In questo caso più che mai. Così la facoltà di Scienze politiche torna al centro delle polemiche e questa volta il rischio è che gli strascichi siano più seri, anche a livello di danno di immagine. Il problema è sempre lo stesso: la difformità tra il Rad ministeriale e il manifesto degli studi. In molte circostanze si tratta di errori materiali, quindi facilmente risolvibili, ma in alcuni casi c’è di più, visto che in questi ultimi anni sono stati “gonfiati” i crediti assegnati ad alcuni insegnamenti rispetto a quelli che comparivano ufficialmente, facendo saltare di fatto tutto il sistema. E c’è chi ipotizza che l’errore sia stato commesso volontariamente, visto che l’aver aumentato i crediti di alcune “materie” ha consentito di bandire concorsi per ricercatori proprio in questi insegnamenti, a discapito di altri, con conseguenti assunzioni che non andavano fatte. Del clamoroso errore, bisognerà capire quanto volontario, si è accorto due settimane fa il ministero della Pubblica istruzione che ha inviato subito una nota all’Università, evidenziando l’errore e invitando la facoltà a prendere subito provvedimenti. È stato il panico. Da allora, infatti, si sta provando a individuare una soluzione che però ancora non è del tutto definita, almeno per la complessità dei casi. In questi giorni si sono riuniti i corsi di laurea che hanno stabilito un percorso di sanatoria per moltissime fattispecie. Ma la decisione definitiva spetterà oggi al consiglio di facoltà che si riunirà alle 15.30 e che deve dare risposte entro giovedì, come stabilito per legge. Difficile capire cosa sarà, visto che dall’Ateneo gli umori sono contrastanti. Alcuni dispensano ottimismo, ipotizzando una sanatoria totale; altri – la maggioranza – immaginano conseguenze non positive per almeno un corso di laurea, circa un centinaio di studenti, per il quale le discrepanze sarebbero più gravi. Così come difficilmente si riuscirà a sanare la situazione delle “doppie lauree”, riscontrate in due-tre casi: una delle due lauree rischia, infatti, seriamente di essere nulla. Sul banco degli imputati il preside Andrea Romano, «unico ad avere la password» per accedere a Rad e offerta didattica come hanno voluto scrivere i docenti nei verbali dei corsi di laurea svoltisi in questi giorni. E per questo motivo alcuni professori della facoltà hanno avanzato la richiesta di dimissioni di Romano, che sarebbe stato invitato a lasciare anche dal rettore Franco Tomasello che però preferisce non infierire. «È vero il problema esiste – commenta il neurochirurgo – per i gli iscritti negli anni accademici 2009-2010 e 2010-2011; parliamo quindi di studenti che ancora si devono laureare. Non vorrei che ci si confondesse con quanto accaduto a ottobre: in quel caso si trattò di una vera e propria sanatoria successiva per studenti che si erano laureati e che rischiavano di dover tornare all’Università per dare due materie; in questo caso non siamo in presenza di una sanatoria, visto che il consiglio di facoltà potrà intervenire per tempo, prima che il problema si presenti. Il ministero ci ha informato e stiamo lavorando ad una soluzione».

– Già individuata per tutti? Anche per il corso di laurea in Scienze del Governo?

«In molti casi si tratta di semplici errori materiali e quindi non sarà difficile risolvere le varie situazioni. Certo c’è un problema per quanto riguarda qualche corso di laurea a quanto mi dicono i tecnici, ma confido che si possa trovare una soluzione».

– Altrimenti?

«Per adesso non ci voglio pensare, ho chiesto delle soluzioni immediate e per tutti gli studenti. Se non sarà così sarò costretto a commissariare la facoltà. Ma sono convinto che ci siano margini perché tutto si risolva».

– E il preside Romano?

«Ha deciso di farsi da parte per il momento, anche per motivi personali. Oggi, infatti, il consiglio di facoltà verrà tenuto dal vicepreside, il prof. Francesco Astone». MAURO CUCE’ – GDS

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO, L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DELL’ON. ALESSANDRA SIRAGUSA (PD): L’inamovibile preside del Liceo Bisazza di Messina, ANNA MARIA GAMMERI

Una condanna per truffa aggravata ai danni dello Stato a 10 mesi di reclusione e 400 euro di multa, poi la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale da parte dell’organizzazione sindacale, ma la dirigente scolastica Anna Maria Gammeri resta intoccabile alla guida del Liceo “Bisazza” di Messina. Secondo i magistrati peloritani, “con più azioni esecutive di medesimo disegno criminoso”, la preside Gammeri avrebbe consentito che il collaboratore scolastico Nicola Gennaro “fuoriuscisse dal luogo di lavoro, senza avere chiesto ed ottenuto alcun atto autorizzativo e senza essere in congedo”. Al processo pure il Gennaro ha subito una condanna a 7 mesi, ma per i due dipendenti pubblici è scattato il condono grazie all’applicazione dell’indulto. E il Ministero della pubblica istruzione lascia trascorrere l’anno scolastico scegliendo di non intervenire. Una “vicenda incredibile” l’ha definita l’onorevole Alessandra Siragusa del Pd che ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Francesco Profumo. “Il 14 febbraio 2012 il Corriere della Sera pubblica un articolo, a firma di Gian Antonio Stella, dal titolo La preside e quel bidello trasformato nel suo autista”, scrive la parlamentare. “Dall’articolo si evince che nel 2005 i magistrati messinesi ricevono un esposto anonimo. La Guardia di Finanza, come spiegherà la sentenza, si apposta e nel giro di qualche giorno accerta che la preside Anna Maria Gammeri utilizza il collaboratore scolastico come fosse un servitore personale messo dallo Stato a sua completa disposizione. Nicola Gennaro, come accertano gli investigatori, va a prendere la Preside a casa la mattina e la riaccompagna al pomeriggio. Le fa la spesa e gliela porta a casa, le sbriga commissioni in banca e al supermercato. Lo stesso, dalle tabelle degli straordinari dell’Istituto risulta essere uno stakanovista infaticabile. E accumula ore su ore”. Dopo sei anni dalla prima denuncia e cinque dopo il rinvio a giudizio, aggiunge l’onorevole Siragusa, arriva finalmente la sentenza. “È il 24 ottobre 2011. Il giudice monocratico Bruno Sagone condanna i due imputati ricordando che tutte le deposizioni dei testimoni “appaiono perfettamente sovrapponibili, concordando univoche nello stigmatizzare questa cosa un po’ curiosa che appariva prassi costante (li vedevo sempre, tutte le mattine, era un’abitudine) e sancisce che la donna ha compiuto artifici e raggiri finalizzati a conseguire, tramite l’uso privatistico dei propri poteri e delle proprie funzioni, un ingiusto profitto”. Nella sua interrogazione, l’on. Siragusa ricorda che al processo contro la dirigente e il collaboratore scolastico, il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca non si è costituito parte civile. “E nonostante la condanna, scrive Gian Antonio Stella, essi sono sempre al loro posto mentre tutti i professori e i collaboratori che avevano testimoniato a carico della preside, sentendosi a torto o a ragione esposti ad ogni genere di ripicca, chiedono uno dopo l’altro il trasferimento in un’altra scuola”. “Chiedo di sapere – conclude la parlamentare – se il Ministro non ritenga, nell’interesse pubblico e per la serenità dell’Istituto scolastico “Bisazza”, di dover intervenire con urgenza per il ripristino della legalità”. Il 2 febbraio scorso anche il Coordinamento nazionale della Gilda insegnanti si era rivolto al Dirigente generale del personale del MIUR chiedendo il trasferimento per “incompatibilità ambientale” della dirigente. Appellandosi al decreto legislativo 150/09 che prevede che in caso di condanna penale di un dipendente pubblico, il dispositivo della sentenza venga trasmesso all’Amministrazione di appartenenza entro trenta giorni dalla data del deposito (nel caso in esame l’1 dicembre 2011), la Gilda, stigmatizza “che a tutt’oggi nessun provvedimento risulta adottato”. “Chiediamo l’immediato allontanamento da scuola della Gammeri essendo prioritaria la tutela dell’interesse pubblico che si concretizza nel ripristino della legalità e della serenità nell’ambiente del Liceo”, concludeva l’organizzazione sindacale ricordando pure di aver inutilmente invocato i provvedimenti disciplinari fin dal 2007 quando la dirigente era in attesa di giudizio. Il 15 febbraio 2012 anche l’Osservatorio “Lucia Natoli”, pool di associazioni ed enti messinesi operanti sui temi e i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, aveva indirizzato un esposto al ministro della Pubblica Istruzione, al Direttore dell’Ufficio Scolastico di Messina e all’Assessorato alla P.I. della Regione Siciliana. “Siamo profondamente preoccupati per le conseguenze di questa storia deprimente”, scrive l’Osservatorio. “L’illegalità, l’uso spregiudicato dei poteri e delle funzioni, la prassi consolidata di comportamenti arroganti costituiscono danni irreversibili per gli studenti. L’irreparabilità del modo di comportarsi della dirigente scolastica, reiterato ormai da oltre cinque anni, non è più tollerabile. I segnali e le testimonianze negative degli adulti (ancora di più se educatori) risultano pesantemente nocivi nella formazione quotidiana. Per questo chiediamo di intervenire scrupolosamente e urgentemente per ristabilire legalità e serenità in tutto il contesto scolastico, allontanando la dirigente condannata”. La condanna penale, gli articoli stampa e gli interventi del sindacato e delle associazioni non sembrano però aver minimamente turbato la professoressa Anna Maria Gammeri. Così il 25 febbraio scorso, si è presentata, sorridente, accanto agli studenti del “Bisazza”, alla cerimonia di premiazione della V giornata dell’Educazione alla Legalità. L’iniziativa, organizzata dall’Università della Terza Età e dal club Unesco di Messina e patrocinata dal Senato della Repubblica e dalla Camera dei Deputati, ha visto pure la partecipazione dell’ex europarlamentare Dc Dario Antoniozzi, del Comandante dell’Arma dei Carabinieri, del Questore, del Prefetto e di alcuni magistrati del distretto peloritano. Lo spaccato di una provincia dove i potenti e lo Stato non brillano certo per memoria. Relatrice in importanti convegni nazionali della famiglia massonica del Supremo Consiglio d’Italia e San Marino del 33° ed Ultimo Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, la dirigente Anna Maria Grammeri è Commendatore del Sovrano Ordine Imperiale Bizantino di San Costantino il Grande. A rappresentare in Italia l’ordine cavalleresco il professore Giuliano Di Bernardo, ex Gran maestro del Grande Oriente d’Italia e della Gran Loggia Regolare d’Italia. A Messina continua ad essere di scena l’impunità. E un pizzico di buona massoneria. ANTONIO MAZZEO

IL CASO DEL PARCO COMMERCIALE DI BARCELLONA P. G., L’OFFENSIVA DI NANIA & C CONTRO IL TEOREMA ‘LAM’ (LUMIA-ATRIA-MAZZEO): «I terreni del Parco ceduti dai Salesiani». Alla Dibeca attraverso una transazione. La localizzazione nel Prg fatta dall’Amministrazione Speciale

Quella del Parco commerciale (mai nato) è proprio una storia tutta barcellonese. Dai contorni sfumati in cui fatti e personaggi, apparentemente in antitesi, appaiono come parti, sia pure in maniera contrapposta e spesso contraddittoria, di uno stesso canovaccio. Si scopre così che nella vicenda certamente c’è la famiglia di Saro Cattafi, l’avvocato che il pentito Bisognano accusa di essere la “mente” di Cosa nostra del Longano, ma anche che quei terreni erano dei Salesiani ceduti poi alla Dibeca, appunto della famiglia Cattafi. Oppure che l’idea del Parco nell’ambito del Piano commerciale è stata dell’Amministrazione di centrosinistra, prima del doppio mandato di Candeloro Nania. E certo sorprende che l’azienda in attesa di concessione edilizia a Barcellona scelga d’improvviso MiIazzo, dove si realizzano in poco tempo due parchi commerciali senza Prg e senza piano specifico, in zona Asi. A raccontare questi fatti, ieri, il vicepresidente del Senato, Mimmo Nania, in una conferenza stampa indetta dal cugino sindaco Candeloro e dal presidente del Consiglio Francesco Crinò (in aula il vicepresidente dell’Ars Formica e alcuni assessori). Una storia “riletta” da destra, dunque, visto che sinora ce l’hanno raccontata solo da sinistra. Una versione quest’ultima che il sen. Nania ha chiamato “teorema Lam”, in cui “L” starebbe per il senatore Lumia, che l’ha riassunta in interrogazione; “A” per l’associazione Atria che ne ha fatto un cavallo di battaglia e “M” per il giornalista la cui ricostruzione avrebbe sostanziato l’intervento ispettivo di Lumia. Va ricordato che della vicenda, gìà all’attenzione della Dda, si sta occupando in questi giorni una Commissione prefettizia che dovrà ricostruirla, a cominciare dalla localizzazione dell’area, per accertare se ci sono state infiltrazioni mafiose. Nania-sindaco ha sostenuto che la sua Amministrazione ha trovato le scelte sul Prg già fatte dalla Amministrazione del sindaco, prof. Francesco Speciale, Prg approvato poi dal commissario ad acta. Il sen. Nania ne ha riassunto – sulla base di una corposa documentazione – la storia. L’area oggetto delle indagini apparteneva ab ovo ai Salesiani che l’avevano ricevuta in donazione, assieme ad altri immobili, dal cav. Salvatore Cattafi, farmacista, col vincolo di farne una casa di cura per bambini. Finalità mai attuata, tant’è che un discendente del benefattore, Gaspare Cattafi, ne chiese la restituzione con ricorso in tribunale. Causa ripresa poi dal figlio di Gaspare, appunto Rosario (Saro). La questione si risolse, dopo la sentenza di primo grado, con un accordo: i Salesiani rinunciarono ai terreni e in cambio intascarono una cospicua somma (transazione assistita dal notaio Spinella). Si tratta dei 5,24 ettari del Parco inseriti nel Piano commerciale di 18,40 ettari. Sulla scelta politica del piano commerciale, il sen. Nania riferisce dichiarazioni assonanti dell’allora assessore allo sviluppo economico nella giunta Speciale, Vito Siracusa (Pd). Su detta area è stata poi presentata una richiesta di concessione edilizia da parte della GDM, società calabrese che gestisce punti vendita Carrefour (ora in amministrazione controllata) che acquisisce i terreni – con una convenzione – dalla Di.Be.Ca. (famiglia Cattafi). I particolari sono riferiti nell’articolo accanto. Sta di fatto che la GDM, pur in attesa di concessione edilizia a Barcellona, preferisce installare un ipermercato (ora chiuso) nel primo parco commerciale realizzato a Milazzo, contrada Faraone), il secondo nascerà a Masseria. Il sen. Nania ha osservato che forse sarebbe il caso di chiedere lumi all’allora responsabile del consorzio Asi, ing. Angelo Sottile. «Certo è – osserva Nania – che di fatto Barcellona non ha ancora un suo parco mentre Milazzo ne ha due, pur in assenza di uno strumento urbanistico. Ci saremmo aspettati stesso scrupolo investigativo da parte di Lumia e dell’associazione Atria». Dato dunque per scontato che le due giunte Nania nulla hanno avuto a che vedere con la localizzazione dell’area e con la redazione del Prg e rilevato, come ha spiegato il presidente Francesco Crinò, che il consiglio comunale ha solo preso atto di una destinazione di piano particolareggiato e di concessioni ritenute regolari dagli uffici comunali, il senatore Pdl conclude che questa ispezione nasce da una bolla mediatica e, peraltro, con un Consiglio già in ordinaria amministrazione in vista delle elezioni di primavera. Il sindaco Nania ha in proposito affermato che, come per la prima richiesta di scioglimento, la sua amministrazione è in condizione di dimostrare di aver sempre agito nel rispetto di quel “Protocollo Dalla Chiesa”, firmato col prefetto Scammacca, che sottopone al controllo della prefettura ogni atto rilevante. Una scelta che – ha rivelato – ci ha convinti a sottoporre la posizione dei candidati di coalizione all’ultimo consiglio comunale al controllo preventivo delle forze dell’ordine prima di presentare le liste. Conclusione: «Abbiamo appena finito di spalare il fango dell’alluvione, non accettiamo di subire il fango di taluni teoremi politici». Mario Di Paola – GDS

MESSINA, LA POLEMICA: Buzzanca sull’Archivio storico: speculazioni. «Respingo al mittente qualunque accusa, non ho nulla di cui rimproverarmi»

Stiamo lavorando da tempo su questo problema, non lo scopriamo certo oggi. Ecco in sintesi la risposta del sindaco Buzzanca sullo scandalo dell’Archivio Storico e sui libri ammuffiti e perduti, e sulla protesta civile del pacifista Renato Accorinti.

«Respingo al mittente qualunque speculazione – taglia corto il primo cittadino –, questa amministrazione non ha nulla di cui rimproverarsi».

Vediamo adesso però lo stato dell’arte sempre con il sindaco: «Abbiamo ultimato il trasferimento del materiale dal piano seminterrato dell’isolato 26 ai locali del PalaCultura, in concreto dei volumi in dotazione alla Biblioteca Comunale, e tra questi quelli considerati di particolare pregio artistico, comprese due casseforti adesso collocate nel locale deposito del PalaCultura, e di alcune sculture, busti, e targhe, collocate al primo piano dello stabile del PalaCultura».

– E fin qui ci siamo. Ma per il resto?

«Ci arrivo. Abbiamo dato un incarico preciso al dirigente del Dipartimento Cultura, il dott. Salvatore De Francesco, che ha già provveduto a verificare la migliore soluzione all’interno degli spazi disponibili del PalaCultura per la collocazione del patrimonio dell’Archivio Storico comunale. Si tratta per capirci di oltre 30.000 testi, che saranno interamente collocati dall’isolato 26 al PalaCultura. Questo avvalendosi della collaborazione del tecnico designato Danilo De Pasquale, che ha provveduto a delineare con un’opportuna planimetria la disposizione degli scaffali nei locali presenti al primo piano del Palacultura. Sempre il dott. De Francesco ha anche provveduto su mia sollecitazione a riorganizzare gli spazi disponibili del PalaCultura al fine di potervi collocare anche il patrimonio proveniente dall’Archivio Storico, trasferendo dal piano primo al piano seminterrato i testi della “Biblioteca giuridica”».

– È necessario prevedere però il restauro di tutto il patrimonio danneggiato?

«Sì, è chiaro, il dirigente ha già avviato indagini di mercato per programmare opportuni e indifferibili interventi di disinfestazione, spolveratura dei testi, operazioni queste necessarie prima di una loro esposizione e consultazione. Sono state disposte inoltre le necessarie somme per l’acquisto di scaffali ed espositori, idonei per la collocazione del patrimonio dell’Archivio Storico comunale, nonché il trasferimento e l’utilizzo degli scaffali già presenti, per la collocazione del patrimonio librario, si tratta di circa 50.000 euro di spesa».

– Ma questi soldi ci sono?

«Sì, certamente. Vorrei anche dire che questi interventi sono stati eseguiti con l’obiettivo non più differibile di completare il trasferimento del patrimonio della Biblioteca Comunale e contemporaneamente avviare quello dell’Archivio Storico, dall’isolato 26, e le dico anche che è stato previsto anche un intervento specifico con anidride carbonica».

– Ma esiste un inventario di tutto questo materiale?

«Beh, ci vorranno mesi per l’inventario, lo voglio affidare ad un gruppo di specialisti, anche coinvolgendo l’Università. Un’ultima cosa, le dico che la delibera in cui ci occupiamo di tutto questo è dell’anno scorso».

Altra notazione. Ieri il presidente del consiglio comunale Pippo Previti con una nota inviata al sindaco Buzzanca ha richiesto di «disporre una inchiesta amministrativa al fine di appurare eventuali responsabilità in merito al ritardato trasferimento dell’Archivio Storico dai locali di via Catania al PalaCultura». In questi giorni comunque ci occuperemo nuovamente di questo argomento, del recupero della nostra memoria. NUCCIO ANSELMO – GDS

L’INCHIESTA GIORNALISTICA, IL VIDEOREPORTAGE – CHI VUOLE RUBARE L’EDEN DI SALINA?

: Intimidazioni, aggressioni, denunce. L’isola si divide per il progetto di un hotel. Destinato ai meeting dell’alta finanza e contestato dai verdi. Il ruolo dell’avvocato Salonia

Postato da Enrico Di GiacomoCommentaInchieste

LA VIDEO INCHIESTA DI RICCARDO BOCCA

I carabinieri arrivano alle sei di pomeriggio. Salina a quest’ora è un’isola di pace profonda, attraversata dal vento morbido e da gruppetti di turisti che rientrano dopo la giornata al mare. Soltanto Pippo Cafarella, nella sua estrema magrezza, si agita davanti ai due militari. “Venite a vedere…”, dice. E li precede verso il patio di casa: che non è un villino qualunque, ma quello rosa e famoso dove nel 1994 è stato girato “Il postino”, ultimo film con Massimo Troisi prima della morte. “La chiave non riesce a entrare nel lucchetto dell’ingresso”, mostra Cafarella, “ci sono tracce di colla…”. Che non è un segnale rassicurante, in Sicilia. Anzi: è il tipico sistema con cui la mafia minaccia i negozianti, quando s’azzardano a non pagare il pizzo. “L’ennesima intimidazione”, scuote la testa Cafarella, “l’ennesima conferma che qualcosa di anomalo sta accadendo alle Eolie”. Difficile smentirlo. Da qualche tempo, Salina patisce un faticoso intreccio di appetiti edilizi e polemiche amministrative, episodi di violenza e battaglie ambientaliste. “I 27 chilometri quadrati dell’isola sono patrimonio dell’Unesco”, ricorda l’avvocato di Legambiente Corrado Giuliano, “e per giunta rientrano in una riserva naturale”. Ma nonostante queste cautele, può succedere anche l’incredibile. Basta fermarsi a Pollara, nel comune di Malfa, la frazione più selvaggia dell’isola dove si trovano la spiaggia e la casa del “Postino”, per rendersene conto. “Vede la meravigliosa discesa a mare di tufo?”, dice un residente: “E’ stata assalita a colpi di martello pneumatico per costruire comodi gradini”. E l’autore materiale di questo gesto, come ammette lui stesso, è una figura cruciale nelle attuali vicende di Salina: Ernesto Dimitri Salonia, classe 1941. Avvocato ufficialmente in pensione nato a Pace del Mela, in provincia di Messina. Un uomo dall’aspetto eccentrico – barba e capelli bianchi e lunghi, camicia hawaiana con bretelle in vista – che racconta le sue verità tra effluvi di sorrisi e cortesie: “Abbiamo un controllo significativo sul territorio”, ammette accanto all’amico e socio Giovanni Tomasello, 44 anni, presentatosi come “esperto di finanza a 360 gradi”. E mentre gioca con il piccolo coltello che ciondola da un passante dei pantaloni, aggiunge che il suo sincero obiettivo è contrastare “gli speculatori, coloro che vogliono rovinare lo splendido patrimonio dell’isola”. Frasi condivisibili, ma che non bastano a convincere Simona Calì Cocuzza, fotoreporter catanese con villetta di famiglia a Pollara. Da lei, a maggio e luglio 2010, sono partite due denunce che riguardano proprio Salonia, il quale avrebbe fatto costruire muretti a secco simulando “l’esistenza di vecchi ruderi”, indispensabili per richiedere “l’approvazione di progetti da edificare” (nelle cosiddette “fasce di rispetto”, infatti, è possibile solo ristrutturare edifici esistenti senza alterarne i volumi, ndr.). L’avvocato, da parte sua, nega tutto. Di più: s’indigna, catalogando simili accuse come la ripicca di chi “viene in vacanza a Salina e si sente padrone”. Ma resta il fatto che, effettivamente, Salonia e i suoi soci hanno presentato con la srl Sosipolis un progetto edilizio su Pollara da un milione di euro (stima dello stesso Salonia, ndr.), appunto nell’area segnalata dalla fotoreporter. E nonostante siano arrivate le autorizzazioni della Forestale e della Soprintendenza di Messina, i particolari del piano “lasciano molto perplessi”, per sintetizzare la consistente preoccupazione degli ambientalisti siciliani. L’idea, c’è scritto nei documenti, sarebbe quella di realizzare sotto il romantico titolo de “I giardini dell’Eden rubati agli dei” “un sistema integrato, attraverso la creazione di ricettività turistica e l’offerta di una rete di servizi a carattere ambientale e naturalistico”. Parole che si traducono, in concreto, nella prospettiva di costruire “una residenza turistico-alberghiera a quattro stelle”, un “sentiero pedonale a vocazione naturalistica”, una “fattoria didattica” per studenti, un “ricovero da circa 1.300 metri quadrati per asini grigi siciliani” su uno dei “terreni agricoli dell’azienda Salonia”, laboratori vari, nonché una suggestiva “casa delle farfalle”. Il problema, ammette il sindaco di Malfa, Salvatore Langhitano, è che se poi “gli asini muoiono, le piante si seccano e magari scappano le farfalle, rimangono giusto gli immobili costruiti”. Lo stesso motivo per cui anche l’assessore regionale al Territorio, Gianmaria Sparma, ha garantito di recente la massima resistenza contro eventuali “speculazioni in questa perla del Mediterraneo”. Ma tutto ciò, al momento, non basta a cancellare l’operazione Giardini dell’Eden: anche se lo scorso 20 luglio un tecnico comunale di Malfa ha censurato, nero su bianco, l’ipotesi dell’albergo e del sentiero attrezzato (la zona, specifica tra l’altro, è “a rischio franoso molto elevato”). Lo scopo finale, rilanciano Salonia e il socio Tomasello, è quello nobile e lungimirante di “realizzare a Pollara una specie di Gerusalemme dell’alta finanza, anche a prescindere dall’hotel”. Un rifugio di classe, in altre parole, dove i potenti dell’economia “possano alloggiare, riflettere, e confrontarsi tra loro in santa pace”. Un progetto, si sbilancia Tomasello, che a conti fatti “potrebbe rendere piuttosto bene…”.

Certo: anche uno scenario un po’ megalomane, presentato così. Ma che diventa assai meno eccentrico, e niente affatto divertente, se si considerano gli episodi collegati a Salonia negli ultimi anni. Pippo Cafarella, per esempio, ha sporto denuncia nel giugno 2009 per le botte ricevute in presenza dell’avvocato da un “uomo biondo e robusto”; aggressione, a sentire Cafarella, dovuta al fatto di aver segnalato gli interventi non autorizzati sui tufi di Pollara (”Tant’è che, quel giorno, l’avvocato diceva che avrebbero dovuto eliminarmi…”), mentre secondo Salonia il pur esile Cafarella gli avrebbe spintonato la figlia durante una discussione su tutt’altro, subendo la reazione di un focoso parente. “Comunque sia”, dicono gli inquirenti, c’è agli atti anche una seconda denuncia, presentata stavolta dal meccanico di Malfa, Domenico Pirera, assalito da Salonia e suo genero il 2 maggio 2010. Altro quadretto a base di calci , pugni e minacce di morte. Va da sé che a Salina, dopo precedenti del genere, il clima è a dir poco elettrico. “Non ho mai fatto e mai vorrò fare abusi edilizi”, assicura Salonia. E sarà certamente vero. Anche se altrettanto innegabile, bisogna aggiungere, è che una decina di salinoti, pur di impedire all’avvocato siciliano di conquistare l’ennesima fetta di isola, si è consorziato per acquistare 20 splendidi ettari in località Valle Spina. “Il tutto”, sottolinea Simona Calì Cocuzza, “mentre il nostro comitato di frequentatori dell’isola, con nomi illustri che spaziano dai fratelli registi Taviani al politico Claudio Fava, ha steso un documento sulla preoccupante espansione edilizia e sull’escalation di fatti violenti”. Il sospetto, sussurrato nei vicoli di Salina, è che Salonia sia quello che da queste parti chiamano “pupiddu”; un personaggio, insomma, dietro al quale potrebbero muoversi figure e denari non bene identificati. Ma lui smentisce e spiega: “Ho incassato una parcella da circa 500 mila euro nella causa contro il ministero dell’Industria, colpevole di omesso controllo nel crack dell’imprenditore Luciano Sgarlata”. E un’altra parte di liquidi, rivela, gli è stata concessa dai clienti “sul denaro che hanno recuperato grazie al mio intervento”. Con questo capitale, dunque, sarebbe decollata la golosa partita da “centomila metri quadrati di terra” che la società Sosipolis sta giocando a Pollara. Come vada a finire, però, è ancora un mistero carico di inquietudini. RICCARDO BOCCA – L’ESPRESSO

IL CONCERTO ANNULLATO – Vasco Rossi alza bandiera bianca: «Messina? Una doccia fredda…»

Postato da Enrico Di GiacomoCommentaCronaca da Messina e dintorni, Culture

Semmai ci fossero ancora dubbi, il concerto di Vasco Rossi a Messina è ormai un capitolo chiuso. Il verdetto della commissione Vigilanza della settimana scorsa non lascia margini: lo stadio è inagibile. E non ci sono i tempi per realizzare i lavori necessari alla messa in sicurezza. Rinviare a settembre? La burocrazia non dà certezze quindi anche questa ipotesi, al momento, sembra da escludere. A ribadire tutto il proprio rammarico ci ha pensato lo stesso entourage di Vasco Rossi, che nel comunicato stampa che ufficializza quattro nuove date (27 agosto a Torino, 2 settembre a Udine, 6 settembre a Bologna e 11 settembre ad Avellino) apre un’ampia parentesi su Messina. «Nel comunicare le date che si aggiungono a fine agosto-settembre al “Live Kom 011”, tour per stadi di Vasco Rossi – si legge – una parola a parte va a Messina, dove per “cause di forza maggiore” indipendenti dalla nostra volontà, il San Filippo è stato dichiarato non agibile nei giorni scorsi, ed è stata rigettata l’istanza degli organizzatori di concederlo con una capienza minore. Per noi è una doccia fredda, anzi gelata, la “fumata nera” sull’agibilità dello stadio per il concerto di Vasco il 26 giugno. Sembrava si stesse andando verso una soluzione positiva e invece le autorità competenti hanno riconfermato l’inagibilità dello stadio». «Al di là della delusione di non poter ripetere l’esperienza a Messina, che sembrava poter diventare uno degli appuntamenti fissi per i concerti in Sicilia – prosegue la nota – i problemi derivanti dalla cancellazione sono tantissimi come ben si può immaginare. Quello che è certo è che queste sono ore decisive, stanno tutti cercando di fare il possibile per trovare una soluzione alternativa in Sicilia. Anche noi attendiamo notizie definitive sul recupero della data, che potrebbe anche avvenire tra fine agosto e settembre. Non è facile, ma restiamo fiduciosi di potervi comunicare al più presto dove e quando si farà il concerto in Sicilia». Non si parla ancora di contenziosi mentre per il rimborso dei biglietti venduti si attende solo una comunicazione ufficiale. Resta la chiusa su una parentesi nera per l’immagine della città.